Induno Olona, la notte dell’agguato: spranghe e coltelli per un 30enne appena tornato dalla festa della figlia
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Redazione Interno
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La movenza della violenza, a Induno Olona, non lascia spazio a dubbi sulla natura dell’episodio: non si è trattato di un banale litigio degenerato tra ubriachi, ma di un vero e proprio agguato. Enzo Ambrosino, 30 anni, ex imbianchino che aveva da poco trovato occupazione come fornaio nel Comasco, è stato ucciso al rientro da una festa. L’ora, l’una di notte, e il luogo, davanti al portone della sua casa di corte al civico 86 di via Porro, raccontano di un’attesa, di qualcuno che lo stava aspettando proprio lì.
Sarebbe bastato varcare la soglia per essere al sicuro, e invece l’uomo è stato intercettato prima. Secondo le prime ricostruzioni dei carabinieri del comando provinciale di Varese, coordinate dalla Procura della Repubblica, il gruppo era composto da almeno quattro persone, armate di spranghe, mazze chiodate e coltelli. Un arsenale improvvisato ma efficace, che hanno usato senza risparmiarsi, tanto che nello scontro – come spesso accade in queste dinamiche di gruppo – sono rimasti feriti anche alcuni degli aggressori, un dettaglio che potrebbe rivelarsi cruciale per le indagini.
A fare la differenza, in senso tragico, è stato l’intervento dei familiari. Il padre e il fratello della vittima, sentito il trambusto, sono accorsi per cercare di aiutarlo, finendo a loro volta travolti dalla furia omicida. Ricoverati in gravi condizioni rispettivamente a Como e a Milano (Niguarda), i due sono ora testimoni chiave, anche se al momento le loro condizioni non hanno ancora permesso un interrogatorio approfondito. L’unico elemento concreto che i militari hanno in mano, oltre alla dinamica della rissa, è la fuga: il commando si è dileguato a bordo di un’auto nera, della quale gli investigatori sarebbero riusciti a isolare una parte della targa.
Una scena del crimine che parla chiaro
Quel che resta sulla scena, a poche ore dall’accaduto, sono le tracce. Sangue sulla strada, sullo stipite del portone e lungo le scale che portano all’appartamento, dove il 30enne forse ha cercato di trascinarsi prima di crollare. Un percorso della sofferenza che i Ris stanno analizzando metro per metro. L’arma del delitto, quasi certamente una lama che ha inferto il colpo letale al busto, non è ancora stata ritrovata. Ma quello che più interessa agli inquirenti, in questa fase, non è tanto l’oggetto contundente, quanto il movente.
Ambrosino, descritto da chi lo conosceva come uno “che non si faceva mettere i piedi in testa”, era reduce da una serata in famiglia per il compleanno della figlia. Sembrava aver voltato pagina con il nuovo lavoro, lontano dai cantieri. Eppure, qualcuno lo stava aspettando sotto casa. La procura sta vagliando le telecamere di sorveglianza della zona, sperando di aver inquadrato l’auto nera in fuga o i movimenti del gruppo prima dell’aggressione.
Le ipotesi investigative e i soccorsi
Sul posto, oltre ai militari, l’intervento sanitario è stato imponente: tre ambulanze, un’automedica e l’elisoccorso notturno. Un dispiegamento di mezzi che testimonia la brutalità dello scontro, subito classificato come codice rosso massima gravità. Per Enzo, però, non c’è stato nulla da fare. I sanitari non hanno potuto che constatarne il decesso, lasciando il posto ai rilievi dei carabinieri del Nucleo Investigativo. I due familiari feriti, invece, sono stati stabilizzati e trasportati d’urgenza fuori provincia, segno che le lesioni riportate (si parla di traumi cranici e diverse coltellate) richiedono cure specialistiche.
La versione ufficiale dei carabinieri parla ancora genericamente di “rissa” e di “cause in corso di accertamento”, un linguaggio tecnico che serve a tenere strette le carte in attesa di sviluppi. Tuttavia, l’aggressione con un commando di quattro persone, armate e pronte a scappare con un palo alla guida, sposta il baratro della vicenda ben lontano dalla casualità di una lite notturna. Gli investigatori stanno cercando di ricostruire gli ultimi contatti telefonici del 30enne, per capire se quella festa fosse solo un pretesto o se il rientro a casa fosse già stato pianificato da altri come momento esatto per colpire.




