Addio a Stefano Benni, il guerriero della fantasia
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Redazione Interno
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Se n’è andato, all’età di 78 anni, Stefano Benni, lasciando un vuoto profondo nel panorama letterario non solo italiano. Lo scrittore, che si è spento nella casa di riposo per artisti Lyda Borelli a Bologna, è stato un autentico pioniere di una narrativa che ha fatto dell’immaginazione uno strumento di critica sociale potentissimo, riuscendo a parlare a diverse generazioni con una voce unica e inconfondibile.
La sua produzione, straordinariamente poliedrica – che spaziava dalla narrativa al giornalismo, dalla sceneggiatura alla satira –, è caratterizzata da una lingua viva, percorsa da un’energia creativa che si manifestava in giochi di parole, neologismi audaci e parodie di altri stili. In opere come “Il bar sotto il mare”, del 1987, Benni condensava la sua filosofia: “Nell’invenzione nulla muore, mentre ricchezza e indifferenza spengono tutto”. Un manifesto di poetica che ha applicato costantemente, popolando i suoi libri di personaggi indimenticabili e situazioni narrative fuori dal comune.
In un contesto letterario spesso rigidamente diviso tra realismo e introspezione pura, Benni ha saputo ritagliarsi con tenacia una terza via, quella dell’immaginazione come atto politico. Fin dagli anni Sessanta, ha portato avanti con coraggio una narrativa umoristica che, però, delle semplici risate era solo la superficie. Sotto il velo della comicità, infatti, si celava sempre una satira pungente e una riflessione acuta sulla società, sui suoi vizi e sulle sue storture.




