La fiducia nei leader politici incerta
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Redazione Esteri
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La missione diplomatica dei sette leader europei a Washington, sebbene pubblicamente celebrata come un successo, lascia dietro di sé un interrogativo tanto cruciale quanto imbarazzante: quanto ci si può fidare delle promesse di Donald Trump? L’operazione, concepita per rassicurare Volodymyr Zelensky e, al contempo, ammansire l’imprevedibile inquilino della Casa Bianca, ha sì prodotto i risultati immediati che si prefiggeva. Tuttavia, la natura profondamente personalistica della politica estera trumpiana, concentrata esclusivamente sulla sua figura e sui suoi calcoli, rende ogni accordo un castello di carte in balia dei suoi umori.
Come certi pesci abissali, abituati a pressioni inimmaginabili che ne determinano l’esistenza, i protagonisti di questa lunga stagione di guerra faticano ad orientarsi in un clima politico radicalmente mutato. Abituati per oltre tre anni a navigare nelle acque prevedibilmente turbolente degli scontri diplomatici e delle reciproche accuse, si trovano ora spaesati di fronte alla nuova, sconosciuta levità di un negoziato la cui rotta è dettata da una sola, volubile bussola




