Londra e Parigi accelerano sui piani per l'Ucraina: soldati e miliardi nel dopoguerra

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Mentre gli attacchi alle infrastrutture energetiche ucraine, con i loro effetti ormai tangibili nel cuore dell’inverno, continuano a minare la quotidianità di centinaia di migliaia di persone, nei palazzi governativi di alcune capitali europee il focus strategico si sposta con decisione verso il periodo successivo al conflitto. Il futuro dell’Ucraina, infatti, è stato al centro del vertice della cosiddetta coalizione dei Volenterosi tenutosi a Berlino a metà dicembre, un incontro da cui sono emerse posizioni molto nette, poi ulteriormente precisate nelle ultime quarantotto ore attraverso una dichiarazione d’intenti congiunta.

Il piano francese: seimila uomini dopo la tregua

Secondo quanto riferito dalla corrispondente Nicoletta Manzione, Parigi potrebbe dislocare, a conflitto terminato, un contingente militare di consistente entità. Il presidente Emmanuel Macron, il quale – come confermato dalle fonti – ha illustrato ai gruppi parlamentari francesi i dettagli operativi, avrebbe messo sul tavolo l’ipotesi di inviare “seimila soldati” una volta che sarà siglato un accordo di pace. Un dispiegamento, questo, che risponde a una logica di stabilizzazione e sicurezza nel periodo immediatamente successivo al cessate-il-fuoco, sebbene Mosca abbia già bollato le mosse occidentali come un chiaro segnale di volontà bellica.

L’impegno britannico: fondi e truppe pronte

Analogamente, Londra ha fatto un passo ancor più concreto, stanziando già duecento milioni di sterline a supporto dell’operazione. Il premier Keir Starmer, co-firmatario del documento con Macron, avrebbe predisposto l’invio di un numero di militari superiore a quello francese, arrivando a parlare di settemilacinquecento unità. Si tratta, in entrambi i casi, di cifre indicative ma che tracciano una linea politica precisa: il Regno Unito e la Francia, nonostante le divisioni interne che potrebbero sorgere sui rispettivi fronti nazionali, intendono garantire un supporto diretto e massiccio a Kiev anche nella complessa fase di transizione post-bellica.

Il contesto ucraino: un inverno sotto pressione

Questa pianificazione a lungo termine, tuttavia, si scontra con la realtà immediata sul campo, dove i ripetuti colpi ai sistemi di generazione e distribuzione dell’energia stanno mettendo a dura prova la resistenza del paese. L’offensiva russa, concentrata su questi obiettivi critici proprio nella stagione più rigida, sta producendo blackout estesi e prolungati, i quali, oltre al disagio per la popolazione civile, rischiano di minare la capacità industriale e logistica dell’Ucraina. Una condizione che rende ancor più urgente, per i leader europei, non solo pensare al domani ma anche affrontare le necessità contingenti di un alleato sotto pressione.

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