Addio a don Marcello Farina, il prete filosofo che univa coraggio e mitezza

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La Chiesa trentina, e con essa un intero tessuto di pensatori e persone comuni, piange la scomparsa di don Marcello Farina, spentosi all'età di 85 anni dopo l'aggravarsi di una malattia che lo aveva condotto nel ricovero ospedaliero. La sua figura, che ha saputo coniugare in maniera del tutto singolare il sacerdozio e la vocazione filosofica, lascia un vuoto profondo in quanti ne hanno apprezzato, nel corso dei decenni, l'autonomia intellettuale e la profondità umana, qualità che lo hanno reso un punto di riferimento per molti. Nato a Balbido in un giorno d'autunno del 1940, ricevette l'ordinazione sacerdotale nel 1965, in un periodo di fermento e rinnovamento per la Chiesa, coincidendo proprio con l'anno conclusivo del Concilio Vaticano II, evento che indubbiamente influenzò il suo percorso successivo. I suoi primi incarichi pastorali lo videro viceparroco ad Arco e, successivamente, nella parrocchia di San Vigilio a Trento, esperienze che gettarono le basi per un ministero non convenzionale, sempre attento alla dimensione dell'interiorità.

Un intellettuale libero e indipendente

Le Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani del Trentino, nel ricordarlo, hanno sottolineato come egli fosse considerato "un prete, un intellettuale libero e indipendente", definizioni che racchiudono l'essenza di un uomo capace di insegnare, attraverso l'esempio e la parola, "il coraggio dell'umiltà" e "la profondità della mitezza". Queste non furono mere doti caratteriali, bensì il frutto di una ricerca filosofica costante e di una riflessione mai banale sulla condizione umana, che lo portò a farsi "maestro di tutti gli spiriti inquieti", come ebbe a dichiarare il sindaco di Trento. La sua casa a Balbido, luogo di dialogo e accoglienza, era illuminata dalla luce del cielo giudicariese e riscaldata dall'affetto dei familiari, un ambiente che rifletteva la sua personalità accogliente e al tempo stesso graffiante.

Le parole di un uomo autentico

In uno degli ultimi colloqui, avvenuto ai primi di novembre, don Marcello Farina aveva affidato una delle sue tipiche, folgoranti dichiarazioni, una di quelle che univano la semplicità alla profondità: "Mi credi? Io non ho mai voluto sfidare nessuno". Questa affermazione, che suona come un testamento spirituale, racchiude in sé l'essenza di un uomo che, pur avendo servito anche come direttore di un importante quotidiano locale e avendo ricoperto un seggio in consiglio provinciale, non perse mai la sua autenticità e il rifiuto per ogni forma di contrapposizione sterile. La sua era una forza tranquilla, che non aveva bisogno di alzare la voce per farsi ascoltare, ma che sapeva arrivare dritta al cuore delle questioni e delle persone.

L'ultimo saluto

I funerali saranno celebrati in due momenti distinti, a testimonianza dei legami che don Marcello Farina seppe costruire in diverse comunità. La prima cerimonia si terrà nel pomeriggio del primo dicembre nella parrocchia di San Carlo Borromeo, situata nella località di Clarina a Trento. Il giorno seguente, un'altra funzione sarà officiata nella chiesa di Santa Giustina a Balbido, il paese che gli diede i natali e che rimase sempre il suo porto sicuro. Attorno al suo ricordo, oltre alle sorelle e a tutta la famiglia, si stringono oggi tutti coloro che da lui hanno appreso qualcosa di importante, portandone con sé, come scrivono le Acli, "grandi lezioni che porteremo per sempre nei nostri cuori".

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