Dolomiti Superski e quei 30 milioni di rimborsi per evitare la maxi-multa: Assoutenti contesta i paletti del “first come, first served”
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Redazione Economia
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Sono passati ormai quasi dieci mesi da quando l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, su segnalazione della società SportIt (titolare della piattaforma SnowIt), aveva deciso di mettere sotto la lente d’ingrandimento il colosso degli impianti Dolomiti Superski. L’accusa, mossa formalmente nel luglio del 2025 dopo una serie di ispezioni effettuate con il supporto della Guardia di Finanza, era pesante: una presunta intesa restrittiva della concorrenza che avrebbe irrigidito il mercato su due fronti specifici, ovvero il coordinamento centralizzato delle tariffe degli skipass di zona – di fatto vietando ai singoli consorzi di fare prezzi davvero autonomi – e la limitazione imposta alla vendita dei titoli di accesso attraverso operatori terzi online.
Il rebus del meccanismo di rimborso
Per cercare di chiudere questa istruttoria senza incassare una sanzione pesantissima (che in teoria potrebbe arrivare a toccare una cifra simile, stando alle stime), il Federconsorzio, insieme ai 12 consorzi che lo compongono tra le province di Bolzano, Trento e Belluno, ha depositato all’Agcm una proposta articolata in diciannove pagine. Questa prevede, da un lato, lo smantellamento di qualsiasi coordinamento sulle politiche promozionali future – lasciando piena libertà a ogni singolo comprensorio – e, dall’altro, l’istituzione di un fondo da 30 milioni di euro a parziale “risarcimento” degli sciatori che hanno frequentato le piste nelle tre stagioni passate, la 2022/2023, la 2023/2024 e la 2024/2025.
E qui arriviamo al nodo centrale della vicenda, quello che sta facendo storcere il naso all’associazione dei consumatori Assoutenti. Questi 30 milioni, presentati ieri in un “market test” pubblico che resterà aperto fino al 27 maggio per raccogliere osservazioni, non sono né una riduzione generalizzata dei prezzi né una restituzione automatica per tutti. La cifra, che corrisponde grosso modo al 10% del fatturato annuo del consorzio (la classica soglia massima delle multe antitrust), è suddivisa in due plafond: i primi 12 milioni serviranno per liquidare dei rimborsi in contanti pari al 20% della spesa sostenuta per gli skipass di valle, mentre i restanti 18 milioni verranno erogati sotto forma di voucher per acquisti futuri, scontando del 30% i prossimi skipass.
Proprio la natura di questi due fondi, unita alle regole di accesso, è ciò che rende l’operazione indigesta a Gabriele Melluso, presidente di Assoutenti. Melluso ha annunciato un intervento formale davanti all’Autorità, lamentando come il meccanismo sia zeppo di discriminazioni pratiche. L’erogazione dei benefici, infatti, seguirà la logica spietata del “first come, first served” (primo arrivato, primo servito). In soldoni, solo chi si precipiterà a registrarsi sul portale dedicato – che sarà aperto non oltre il 15 ottobre 2026, con la distribuzione effettiva che scatterà solo nella stagione 2026/2027 – avrà la certezza di ottenere qualcosa. Esauriti i fondi, per tutti gli altri aventi diritto non resterà che un pugno di mosche.
Il paradosso dei voucher e dei tempi stretti
Ma c’è di più, e riguarda la strategia commerciale implicita nella proposta. Se un consumitore opta per il rimborso in denaro (il famoso 20%), lo farà a scapito di un “vantaggio” minore rispetto a chi sceglie il voucher da usare subito per comprare un nuovo skipass, che garantisce uno sconto del 30%. Un’opzione, quest’ultima, che di fatto costringe l’utente a tornare a sciare nel comprensorio e a spendere ulteriori soldi per "incassare" il risarcimento; una leva psicologica che trasforma l’indennizzo in un’azione di fidelizzazione forzata. Senza dimenticare che chi ha sciato tre inverni fa e magari non tornerà più sugli sci, si troverà a dover rinunciare al 30% di sconto per accontentarsi di un rimborso minore in contanti o, peggio, a dover dimostrare la propria identità e il proprio diritto entro una finestra temporale strettissima sotto la minaccia dell’esaurimento delle risorse.
L’associazione fa notare, infine, un particolare non secondario: il consorzio, nonostante i 30 milioni patteggiati, non si impegna formalmente a ridurre i listini per tutti. Anzi, secondo i dati diffusi da Assoutenti, il costo dello skipass sul Dolomiti Superski è schizzato verso l’alto del 28,4% dal 2021 a oggi. Di fronte a quest’aumento, l’offerta di un rimborso contingentato, a sportello e limitato ai soli più veloci (oltre che discriminante tra chi prende contanti e chi si accontenta di uno sconto futuro), rischia di essere percepita più come una furbata procedurale che come una vera volontà riparativa.




