L’assessora Manca e il caro carburante: mobilità a rischio per la Sardegna tra rincari e blocchi
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Redazione Interno
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Il prezzo del cherosene, così come quello del gasolio per i mezzi pesanti, continua a impennarsi senza sosta, e le conseguenze per un’isola come la Sardegna – che di quei collegamenti via mare e via aria ha fatto una ragione di sopravvivenza economica e sociale – rischiano di diventare presto devastanti. A lanciare l’ennesimo grido d’allarme è stata l’assessora regionale ai Trasporti, Barbara Manca, la quale ha raccolto la preoccupazione espressa nelle scorse ore dal ministro Matteo Salvini, confermando che l’esecutivo locale è “al lavoro” per scongiurare il peggio, sebbene la materia sia complessa e in rapida evoluzione. La sua dichiarazione, rilasciata al termine di una giornata particolarmente calda per il settore, mira a tutelare quello che lei stessa definisce un vero e proprio “diritto alla mobilità”, un equilibrio fragile che l’impennata dei costi energetici sta minando alle fondamenta.
La stretta sul trasporto aereo e l’appello di Aeroitalia
Il comparto dell’aviazione è senza dubbio quello che vive la situazione più drammatica nell’immediato. L’amministratore delegato di Aeroitalia, Gaetano Intrieri, ha descritto uno scenario da “forti tensioni”, dove la volatilità dei mercati energetici – conseguenza delle crisi internazionali – mette a repentaglio la programmazione estiva. La sua richiesta, avanzata con una certa urgenza, è l’istituzione di un tavolo tecnico al Ministero delle Infrastrutture; un tavolo che, nelle sue intenzioni, dovrebbe riunire le autorità nazionali, i rappresentanti delle Regioni maggiormente esposte (dalla Sicilia alla Calabria) e gli stessi gestori aeroportuali per trovare una quadra. Senza un intervento immediato, insomma, la continuità territoriale – un servizio pubblico a tutti gli effetti – potrebbe subire pesanti interruzioni.
Non si tratta, va detto, di una preoccupazione isolata o di un semplice allarme lanciato da un singolo operatore. La carenza di carburante avio, segnalata anche dalla Cgil di Catania, rischia di innescare un pericoloso “effetto domino” che, come sottolineato dal segretario Carmelo De Caudo, comprometterebbe l’intero sistema produttivo. La sovrapposizione tra la crisi dei rifornimenti negli scali e l’imminente blocco degli autotrasportatori – questi ultimi pronti a fermarsi in segno di protesta – crea un cortocircuito logistico senza precedenti, dove la paralisi di un settore alimenta inevitabilmente il collasso dell’altro.
L’autotrasporto verso lo stop: un settore in ginocchio
Scendendo sulla terraferma, la situazione per i tir non è da meno. Il caro gasolio, che da settimane supera abbondantemente i due euro al litro, ha messo in ginocchio migliaia di imprese di autotrasporto. Dopo numerose riunioni assembleari – cento secondo le stime delle associazioni – la categoria, attraverso Unatras, ha manifestato una chiara volontà: quella del blocco totale del trasporto su gomma. Le aziende, dalle più piccole alle più strutturate, denunciano l’insostenibilità dei costi attuali; si parla di un aggravio fino a novemila euro annui per veicolo, un peso che rischia di cancellare i margini di guadagno e di far chiudere definitivamente i battenti a molti operatori.
La decisione definitiva sul fermo, che per il momento è solo stata paventata come una “conseguenza inevitabile”, verrà assunta in un’apposita riunione del comitato esecutivo. I segnali, però, sono inequivocabili: i camionisti chiedono a gran voce provvedimenti strutturali, andando ben oltre il semplice taglio lineare delle accise che, assorbito dai rincari, non ha più alcun effetto tampone. Senza un intervento immediato del governo, la prospettiva di un’estate a corto di merci e rifornimenti diventa una concreta ipotesi di lavoro.




