L'attacco all'Iran, la sorte di Ahmadinejad e la preoccupazione del governo per gli italiani nel Golfo

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L'offensiva militare congiunta di Stati Uniti e Israele contro la Repubblica Islamica dell'Iran, culminata con l'uccisione della Guida suprema Ali Khamenei e di numerosi altri vertici politici e militari, prosegue senza sosta ormai da giorni, estendendo la propria ombra ben oltre i confini persiani e innescando una pericolosa reazione a catena in tutto il Medio Oriente. Le Forze di Difesa israeliane, come riportato da fonti ufficiali, avrebbero rivendicato il raggiungimento della “superiorità aerea nei cieli di Teheran” dopo aver condotto centinaia di sortite e sganciato migliaia di ordigni, un'operazione volta a “spianare la strada” per ulteriori azioni nella capitale, mentre non si placano le sirene d'allarme nel nord di Israele, preso di mira da raid missilistici provenienti dal Libano e rivendicati da Hezbollah come rappresaglia per l'uccisione di Khamenei. In questo scenario di escalation fulminea, che ha visto l'Iran colpire basi statunitensi in Bahrein e navi da guerra nel Golfo, la macchina della propaganda e della disinformazione viaggia parallela a quella bellica, alimentando un alone di mistero attorno alla sorte di alcune delle figure più emblematiche del regime.

Tra i nomi dei presunti 48 alti dirigenti iraniani che il presidente americano Donald Trump ha dichiarato “eliminati in un colpo solo” durante le prime ventiquattr'ore di guerra, spicca quello dell'ex presidente Mahmoud Ahmadinejad, la cui morte, tuttavia, rimane avvolta da una fitta coltre di incertezza. Se inizialmente era stata l'agenzia di stampa semi-ufficiale Ilna, ripresa da numerosi media internazionali, a diffondere la notizia del decesso dell'ex leader insieme alle sue guardie del, nel giro di poche ore la stessa agenzia ha modificato il proprio reportage, citando una fonte anonima che ne smentiva categoricamente la fine. A gettare ulteriore benzina sul fuoco del dubbio ci ha pensato anche una fonte israeliana la quale, interpellata dai media, ha lasciato intendere che, per quanto di conoscenza dei servizi, Ahmadinejad non sarebbe stato colpito, lasciando aperto uno scenario fatto di depistaggi e silenzi tipico delle prime fasi di un conflitto. L'unica certezza, in questo clima di fumi e macerie, è che il consiglio ad interim, composto dal presidente Massoud Pezeshkian, dal capo della magistratura e da un giurista delle Guardie Rivoluzionarie, è al lavoro per gestire una transizione del potere che si preannuncia quanto mai travagliata e incerta.

La preoccupazione del governo italiano tra rientri e polemiche

Mentre i caccia bombardano obiettivi strategici e i missili balistici solcano i cieli del Golfo, l'Italia osserva con crescente apprensione la sorte dei propri connazionali rimasti intrappolati in quella che ormai è a tutti gli effetti una zona di guerra. Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, al termine di una riunione d'emergenza convocata alla Farnesina, non ha nascosto la propria inquietudine per l'elevato numero di italiani, turisti e residenti, che si trovano nei Paesi dell'area e che necessiterebbero di rientrare in patria, sebbene abbia voluto rassicurare circa l'incolumità delle persone, tutte seguite e assistite dalle rappresentanze diplomatiche. Il problema, come ha sottolineato lo stesso vicepremier, è principalmente logistico e numerico, considerando le migliaia di connazionali sparsi tra Emirati Arabi Uniti, Qatar e Oman, con lo spazio aereo regionale di fatto chiuso o operativo a singhiozzo e la Farnesina che ha attivato linee di pronta assistenza per far fronte alle richieste di centinaia di studenti in vacanza studio, famiglie in viaggio e lavoratori, tutti in attesa di poter lasciare destinazioni che improvvisamente si sono trasformate in trappole dorate.

Parallelamente alla gestione dell'emergenza umanitaria, si è consumata la vicenda del ministro della Difesa, Guido Crosetto, sorpreso dall'attacco a Dubai dove si trovava per questioni private e costretto a rientrare in Italia facendo ricorso a un volo militare. Il titolare del Dicastero, per tacitare le polemiche sollevatesi circa l'utilizzo di mezzi dello Stato per un rientro personale, ha tenuto a precisare, in una nota diffusa attraverso i propri canali social, di aver provveduto personalmente a saldare una cifra tripla rispetto alla tariffa prevista per gli ospiti sui voli di Stato, al fine di rimuovere ogni possibile pretesto per strumentalizzazioni che ha definito “vergognose e basse”. Crosetto, rientrato da solo per non esporre altri a rischi, ha assicurato che continuerà a lavorare a stretto contatto con l'Unità di Crisi della Farnesina per trovare soluzioni rapide e sicure per i connazionali ancora bloccati, in un contesto in cui le proiezioni del presidente Trump parlano di un'offensiva della durata di quattro o cinque settimane, con il bilancio delle vittime, anche tra i militari americani, destinato purtroppo a salire.

L'espansione del conflitto e le ripercussioni regionali

L'operazione denominata “Epic Fury” non sembra conoscere confini netti, e le sue onde d'urto si stanno propagando con violenza ineguagliata in tutto l'arco mediorientale. Dopo che l'esercito israeliano ha reso noto di aver colpito “il quartier generale delle Guardie Rivoluzionarie” e il Pentagono ha confermato le prime vittime americane, la risposta iraniana non si è fatta attendere, con lanci di droni e missili che hanno preso di mira non solo Israele ma anche basi militari britanniche a Cipro e infrastrutture petrolifere nel Golfo, dimostrando una capacità di proiezione offensiva che molti analisti ritenevano ormai compromessa. La Lega araba e i singoli stati del Consiglio di Cooperazione del Golfo, riunitisi d'urgenza in videoconferenza, hanno espresso la loro ferma condanna per gli attacchi subiti e si sono detti pronti a “rispondere all'aggressione” e a difendere la propria sicurezza e stabilità, in un quadro regionale che vede il Libano tornare improvvisamente al centro delle ostilità con Hezbollah che ha rotto gli indugi, lanciando raffiche di razzi verso Haifa e costringendo l'aviazione israeliana a violenti raid di rappresaglia sulla periferia sud di Beirut.

In questo clima di incertezza assoluta, le parole di Donald Trump, il quale non ha escluso colloqui con i futuri leader iraniani pur prospettando una campagna militare che potrebbe durare ancora diverse settimane, si scontrano con la dura realtà sul terreno, dove i vertici iraniani superstiti, riuniti attorno al Consiglio per la Sicurezza Nazionale, hanno giurato vendetta e promesso che non ci saranno “linee rosse” nella risposta a quella che definiscono un'aggressione straniera. La comunità internazionale trattiene il fiato, mentre l'Europa, con Francia, Germania e Regno Unito in prima linea, si dice pronta ad azioni difensive proporzionate per “distruggere alla fonte” la capacità di lancio di Teheran, e l'Italia segue con il fiato sospeso le sorti dei propri cittadini, in attesa che i cieli si riaprano e che la diplomazia possa, finalmente, tentare di ricucire uno strappo che appare ogni ora più profondo e sanguinoso.

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