Pioggia di missili iraniani su Haifa, Israele risponde colpendo Teheran e lo Yemen: "Nessun obiettivo escluso, nemmeno Khamenei"

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il conflitto mediorientale, che da 618 giorni oppone Israele a Hamas e coinvolge Libano, Siria, Iran e Yemen, ha vissuto una delle sue giornate più violente il 14 giugno 2025. Fonti israeliane, senza mezzi termini, hanno lasciato intendere che nessuna figura iraniana – compreso il leader supremo Ali Khamenei – sarebbe al sicuro da possibili attacchi. Una minaccia che arriva dopo una serie di raid aerei senza precedenti su obiettivi strategici attorno a Teheran, dove due depositi di carburante sono stati ridotti in fiamme. "Teheran brucia", ha dichiarato il ministro della Difesa israeliano, Kats, mentre immagini satellitari mostravano colonne di fumo visibili a chilometri di distanza.

L’escalation, iniziata con un lancio di missili balistici iraniani verso Haifa – dove una ragazza di vent’anni è morta e diversi civili sono rimasti feriti – ha spinto l’esercito israeliano a una risposta immediata e multilivello. Oltre ai bombardamenti nella capitale iraniana, infatti, l’aviazione ha colpito obiettivi militari nello Yemen, segnando un’estensione geografica del conflitto che conferma la strategia di Tel Aviv: agire su più fronti, con precisione chirurgica, per indebolire la rete di alleati di Teheran. "Non c’è paragone tra le capacità militari delle due parti", ha osservato un analista, sottolineando come Israele possa permettersi operazioni selettive ma devastanti, mentre l’Iran – nonostante i suoi proclami – fatica a replicare con la stessa efficacia.

Intanto, la televisione di Stato iraniana ha rivendicato il lancio di oltre cento missili nell’ambito dell’operazione "True Promise 3", la terza ondata di attacchi dall’inizio della guerra. Le sirene d’allarme hanno squarciato il cielo di Haifa e del nord d’Israele, mentre i sistemi di difesa aerea lavoravano a pieno ritmo per intercettare i proiettili. Se da un lato l’Iran insiste nel presentare queste offensive come una risposta "proporzionata", dall’altro la disparità di potenza militare rende sempre più evidente la fragilità della sua posizione.

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