Dl bollette, il governo allunga i tempi sul carbone e dichiara guerra al telemarketing selvaggio

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’iter del decreto-legge sulle bollette, approdato oggi nell’Aula di Montecitorio dopo il via libera della commissione Attività produttive, si porta dietro un pacchetto di modifiche che ridisegnano alcuni capisaldi della politica energetica nazionale, a partire da una scelta destinata a riaprire il dibattito politico: lo slittamento al 2038 del termine per la dismissione del carbone. Un emendamento presentato dalla Lega, recepito nel testo che verrà discusso in queste ore, cancella di fatto la scadenza del 2025 fissata dal Pniec, reintroducendo il carbone – seppur con la formula della “riserva strategica” – in un sistema energetico che, per anni, aveva cercato di allontanarsene. La decisione, che arriva in un contesto di tensioni geopolitiche e di volatilità dei prezzi internazionali, rappresenta una presa d’atto della fragilità delle catene di approvvigionamento, ma anche un cedimento rispetto agli impegni di decarbonizzazione che il governo stesso aveva contribuito a negoziare in sede europea.

Non si tratta, va detto, di una riapertura automatica degli impianti; centrale, in questo senso, sarà la valutazione sull’utilizzo delle strutture – se destinarle alla “riserva fredda”, da attivare solo in caso di necessità estrema, o se rimetterle in funzione a pieno regime – oltre all’obbligo di una nuova notifica alla Commissione Ue. L’emendamento si inserisce in una logica di “realismo energetico” che, nelle parole del relatore Riccardo Zucconi (Fratelli d’Italia), è già stata adottata da altri partner europei come la Germania, ma che sul piano interno rischia di isolare l’Italia rispetto alle direttive climatiche comunitarie, in particolare per quanto riguarda il sistema Ets, oggetto di un confronto serrato con Bruxelles.

Oneri, Irap e il nuovo meccanismo per le imprese

Il decreto, però, non si limita a rimodulare il phase-out del fossile. Il provvedimento introduce un meccanismo strutturato per ridurre il costo dell’energia per le utenze non domestiche, agendo su più fronti. Da un lato, si prevede una riduzione degli oneri di sistema derivanti dagli impianti fotovoltaici; dall’altro, viene incrementata l’aliquota Irap per il comparto energetico, destinando le risorse così raccolte alla diminuzione della componente Asos (oneri di sistema) a beneficio delle imprese. Una sorta di “circolo virtuoso” imposto per legge, che carica sul settore energetico il costo del sostegno alle aziende manifatturiere.

Per le Pmi, inoltre, il testo incentiva la stipula di contratti di compravendita di energia rinnovabile a lungo termine (i cosiddetti Ppa), con l’obiettivo di mitigare la volatilità dei prezzi e favorire l’aggregazione della domanda. Sul fronte del gas, la strategia governativa punta a calmierare i prezzi all’ingrosso attraverso l’istituzione di un servizio di liquidità finanziato con 200 milioni di euro, accompagnato da una riforma del meccanismo del gas release per le imprese energivore e da un bonus specifico per l’autoconsumo di biometano. Un quadro di interventi che, nelle dichiarazioni del governo, mira a creare un ecosistema di stabilità, ma che per le opposizioni (Pd e M5S su tutte) rischia di favorire i produttori di fossili a scapito di una vera transizione.

Rivoluzione nel teleselling: nulli i contratti senza consenso

Tra le novità più incisive per il rapporto diretto con i cittadini, spiccano le disposizioni contro il “telemarketing selvaggio”, approvate su iniziativa trasversale di Lega e FdI. Il testo introduce un giro di vite definitivo sulle telefonate commerciali per la vendita di contratti di luce e gas: sarà vietato effettuare sollecitazioni finalizzate alla conclusione di contratti se il consumatore non ha preventivamente richiesto il contatto o non ha espresso un consenso specifico all’utilizzo dei propri dati per fini commerciali.

La norma ribalta l’onere della prova: spetterà al professionista dimostrare di essere stato autorizzato dal cliente a contattarlo. In assenza di questa prova, i contratti stipulati saranno considerati nulli, e l’utente potrà segnalare la chiamata molesta al Garante della Privacy e all’Agcom. Quest’ultima, in caso di accertamento, avrà il potere di ordinare ai gestori telefonici l’immediata sospensione delle linee utilizzate per le chiamate illecite. Una stretta che mira a restituire trasparenza a un mercato, quello della vendita porta a porta, spesso finito al centro di inchieste per pratiche commerciali scorrette.

Reti, data center e la lotta alla saturazione virtuale

Oltre agli interventi sulle bollette e sulle tutele dei consumatori, il decreto affronta la questione strutturale della congestione della rete elettrica. Un emendamento a prima firma di Zucconi, discusso proprio durante l’Assemblea di Montecitorio, punta a risolvere il problema della “saturazione virtuale” della rete, un collo di bottiglia che rallenta da anni l’installazione di nuovi impianti rinnovabili. L’obiettivo è quello di snellire le procedure per le connessioni, introducendo al contempo un procedimento unico per l’autorizzazione dei data center e delle relative connessioni elettriche.

Quest’ultimo punto viene definito dallo stesso relatore come “strategico per lo sviluppo digitale del Paese”, in un momento in cui la corsa all’intelligenza artificiale e alla cloud economy rende sempre più urgente disporre di infrastrutture digitali adeguate e connesse a una rete energetica stabile. La sfida, per il legislatore, è quella di bilanciare l’esigenza di semplificazione burocratica con la necessità di garantire la sicurezza e la resilienza di una rete sempre più stressata dalla transizione energetica.

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