Caso USS Lincoln, l’equipaggio in mare da 250 giorni tra cibo razionato e tentati suicidi: arriva la nave sostitutiva

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La vicenda della USS Abraham Lincoln, la portaerei della Marina statunitense attualmente schierata in Medio Oriente per le operazioni contro l'Iran, sta assumendo le dimensioni di un vero e proprio caso politico e di sicurezza nazionale.

Dopo la seconda proroga consecutiva della missione, che ha portato l'equipaggio a superare i 250 giorni consecutivi in mare senza scali significativi — un record nell'era moderna per una portaerei americana —, sul Pentagono e sull'amministrazione guidata da Donald Trump si stanno moltiplicando le pressioni da parte dei familiari e del Congresso degli Stati Uniti.

La missione infinita e il dirottamento in Medio Oriente

La USS Abraham Lincoln, nave da guerra a propulsione nucleare della classe Nimitz, aveva lasciato San Diego, in California, il 21 novembre 2025 per una missione programmata nel Mar Cinese Meridionale. Con l'escalation del conflitto in Medio Oriente, tuttavia, il Pentagono ne ha disposto il dirottamento verso l'area di crisi, dove ha avuto un ruolo fondamentale nella campagna di bombardamenti denominata "Operazione Epic Fury" contro la Repubblica islamica, contribuendo successivamente al blocco navale dei porti iraniani.

Inizialmente previsto per una durata di circa sette mesi, il dispiegamento si è progressivamente allungato, trasformandosi in una delle missioni più lunghe mai sopportate da un equipaggio di una portaerei statunitense in epoca moderna. L'incertezza sulla data di rientro e il continuo prolungamento del servizio hanno gettato i circa 5.000 marinai e marines in una spirale di stress fisico e psicologico senza precedenti.

Il dramma dei marinai: cibo razionato, igiene al limite e tentativi di suicidio

Le testimonianze raccolte da testate specializzate come Navy Times e Stars and Stripes, e riprese da emittenti come MS NOW, dipingono un quadro allarmante delle condizioni di vita a bordo della Lincoln. I familiari dei militari, durante un teso incontro a San Diego con i vertici della Marina, tra cui il segretario ad interim Hung Cao, hanno denunciato il grave deterioramento del morale e della qualità della vita, parlando di docce ammuffite, servizi igienici rotti, lavanderie fuori uso per settimane e lunghi periodi senza acqua calda.

A queste criticità si aggiungono il razionamento del cibo e la carenza di beni di prima necessità come dentifricio e sapone, con pasti ridotti in alcuni casi a una semplice porzione di riso e due tortillas. La situazione è ulteriormente aggravata da un sistema postale in tilt, che ha causato lo smarrimento di centinaia di pacchi inviati dalle famiglie, isolando ancor di più l'equipaggio.

La pressione psicologica ha raggiunto livelli critici: secondo le rivelazioni della stampa, si sarebbero verificati diversi episodi in cui alcuni marinai hanno tentato di gettarsi in mare o di farsi del male, e in almeno un caso un membro dell'equipaggio è riuscito a salvarsi solo grazie all'intervento tempestivo di un commilitone che lo ha afferrato e riportato sul ponte di volo.

"Spero di non svegliarmi domani", avrebbe scritto in un messaggio un marinaio alla moglie, secondo quanto riportato dalle famiglie durante l'incontro, una frase che testimonia la disperazione che si respira a bordo.

La replica del Pentagono e le pressioni del Congresso

Di fronte all'ondata di polemiche, il Segretario alla Difesa, Pete Hegseth, ha cercato di ridimensionare la portata della crisi, definendo le notizie emerse come "completamente travisate" e assicurando che l'equipaggio ha accesso a tutto il necessario, inclusi consulenti psicologici e cappellani.

"Ci assicuriamo che ogni nave, ogni membro dell'equipaggio e ogni comandante abbia tutto ciò che possiamo fornire in ogni singolo momento - ha dichiarato Hegseth durante una visita a Panama - Alcuni dispiegamenti sono più lunghi di altri e nutro per quei marinai più rispetto e gratitudine di chiunque altro". Le sue dichiarazioni, tuttavia, non hanno placato le critiche che arrivano trasversalmente da entrambi gli schieramenti politici a Capitol Hill.

Il senatore democratico Richard Blumenthal ha inviato una lettera formale a Hegseth e al segretario ad interim della Marina Hung Cao, chiedendo chiarimenti sulle "diffuse segnalazioni di carenze di forniture di base, contaminazione dell'acqua, problemi idraulici, deterioramento della salute mentale, problemi di sicurezza sul ponte e disservizi nel sistema postale".

Il senatore ha inoltre sollecitato una visita di controllo a bordo della nave da parte di una delegazione bipartisan, spingendo il caso del Lincoln dall'ambito militare a quello politico, mettendo in discussione la gestione della guerra all'Iran da parte dell'amministrazione Trump.

L'arrivo della USS George Washington per il cambio

In risposta alla situazione, che rischiava di minare il morale delle truppe e l'efficacia operativa della missione, gli Stati Uniti hanno deciso di accelerare l'invio in Medio Oriente della portaerei USS George Washington, attualmente schierata nel Pacifico. Secondo quanto anticipato dal Wall Street Journal, il suo arrivo è previsto a breve per sostituire la Lincoln e consentire finalmente il rientro dell'esausto equipaggio negli Stati Uniti.

Sebbene fonti militari anonime abbiano parlato di una rotazione programmata tra unità navali, il tempismo dell'operazione e la sovrapposizione con le critiche sulle condizioni della Lincoln hanno reso inevitabile il collegamento con il malcontento generale, confermando indirettamente la gravità della situazione a bordo della nave che ha stabilito il triste record di permanenza consecutiva in mare per una portaerei americana.

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