L’export agroalimentare italiano vola a 28 miliardi, trainato dall’olio e dalle eccellenze del Sud

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Nel 2024, i distretti agroalimentari italiani hanno consolidato il loro ruolo di punta nell’economia nazionale, raggiungendo un export record di 28 miliardi di euro, con un incremento del 7,1% rispetto all’anno precedente. I dati, elaborati dal Monitor di Intesa Sanpaolo, rivelano una crescita sostenuta, pari a quasi 2 miliardi in più, guidata in particolare dalla filiera dell’olio, che ha segnato un balzo del 40,9% a prezzi correnti. Tra i protagonisti, spicca l’olio toscano, il cui export è aumentato del 43,5%, con oltre il 40% delle vendite dirette verso gli Stati Uniti, mercato che assorbe quasi un terzo del comparto oleario nazionale.

Non solo il Centro-Nord, però, a trainare i risultati. Il Mezzogiorno conferma il suo peso, con prodotti diventati veri e propri simboli del Made in Italy nel mondo. Napoli, in particolare, si distingue per caffè e confetterie, settori che esercitano un fascino crescente non solo tra i consumatori stranieri ma anche tra i turisti, attratti da un’offerta che unisce tradizione e qualità. Se la Romagna e l’Alto Adige mantengono posizioni solide, è il Sud a rivelarsi sempre più dinamico, contribuendo a quel 42,5% che i distretti rappresentano sul totale dell’export agroalimentare italiano.

L’analisi di Intesa Sanpaolo sottolinea come la performance sia in linea con l’andamento generale del settore, nonostante le tensioni sui mercati internazionali. L’olio, con il distretto toscano che ha aggiunto 419 milioni alle casse dell’export, dimostra una capacità di penetrazione straordinaria, soprattutto oltreoceano. Ma è l’intero sistema a beneficiarne, con una diversificazione geografica e di prodotto che sembra aver retto alle incertezze globali. Senza dimenticare quei comparti, come quello dolciario, che pur non registrando picchi analoghi, continuano a rappresentare un biglietto da visita insostituibile per l’Italia.

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