L'export italiano sfida i dazi e vola, trainato dal boom verso gli Stati Uniti
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Redazione Economia
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Le esportazioni italiane, nonostante le nubi protezionistiche che si addensano sullo scenario globale, hanno messo a segno a settembre una performance di robusta vitalità, certificata dai dati Istat che descrivono un apparato produttivo capace di reagire con dinamismo alle tensioni commerciali. Il saldo della bilancia commerciale, del resto, ha mostrato un deciso miglioramento attestandosi a un surplus di 2,852 miliardi, un dato che, se paragonato all’attivo di 2,318 miliardi registrato nel medesimo mese del 2024, segna un passo in avanti significativo per l’economia nazionale. Un risultato favorito, è bene sottolinearlo, dalla contrazione del deficit energetico, sceso a -3,392 miliardi dai -4,255 miliardi dell’anno precedente, sebbene l’avanzo nell’interscambio di prodotti non energetici abbia registrato una lieve flessione. La crescita complessiva, che si manifesta con un incremento mensile del 2,6% e uno ancor più consistente del 10,5% su base annua in valore, avvicina l’obiettivo dei 700 miliardi di export che il governo si è preposto, disegnando un quadro nel quale le imprese tricolori hanno saputo rialzare il capo e cogliere nuove opportunità.
Il traino decisivo dai mercati extra Ue
La geografia delle vendite italiane all’estero ha subito, nel mese in esame, una rilevante riconfigurazione, con l’area extra Unione Europea a fare da traino principale con un vigoroso +6,4% su base mensile, mentre le esportazioni verso i partner europei segnavano invece una contrazione dello 0,8%. Questa divergenza di performance, che si inserisce in un contesto di crescita tendenziale generalizzata per entrambe le macro-aree, evidenzia la capacità delle aziende di diversificare i propri sbocchi e di penetrare mercati più lontani, i quali, complice anche la dinamica dei cambi, offrono margini di profitto interessanti. La ripresa nazionale, come sottolineato da un economista, lascia ben sperare anche per le esportazioni a livello regionale, suggerendo un effetto trainante che potrebbe consolidarsi nei prossimi mesi.
Il balzo storico verso gli Stati Uniti
A stupire, in particolare, è stato l’exploit delle vendite verso gli Stati Uniti, dove si è registrato un balzo di quasi il 35% nonostante l’applicazione di dazi commerciali, un dato che rappresenta una smentita netta rispetto a quelle previsioni catastrofiste che avevano evocato, in sede politica, toni e paragoni storici infausti. Quel che emerge dalle statistiche è invece la resilienza di settori chiave del made in Italy, i quali, forti di una domanda americana che non accenna a placarsi, hanno saputo aggirare gli ostacoli tariffari. Il farmaceutico e l’automotive, per citare due comparti, hanno dato un contributo determinante a questo risultato, dimostrando come la qualità dei prodotti italiani riesca a competere anche in condizioni di mercato più difficili e penalizzanti.
La struttura del surplus e le prospettive
Analizzando la struttura del surplus commerciale, che nei primi nove mesi del 2025 ha accumulato segnali positivi, si osserva come la tenuta delle esportazioni sia andata di pari passo con una crescita delle importazioni, queste ultimesalite del 4,1% a settembre. Un dato, quest’ultimo, che riflette la domanda interna di beni intermedi e la ripresa dei consumi, sebbene le oscillazioni dei prezzi dell’energia continuino a rappresentare un fattore di vigilanza per la sostenibilità dei conti con l’estero. La bilancia commerciale italiana, insomma, naviga in acque positive, sostenuta da un export che, crescendo del 7,9% in volume su base annua, testimonia un aumento reale delle quantità vendute e non un mero effetto di rivalutazione dei prezzi.




