L'export italiano cresce nonostante i dazi, superando Germania e Francia
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Redazione Economia
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Le esportazioni italiane, confermando una resilienza che gli analisti giudicano notevole, hanno mantenuto una traiettoria di crescita durante i primi nove mesi del 2025, con un incremento complessivo del 3,5% che consolida il primato nazionale sulle altre grandi economie manifatturiere del continente, le quali, come Germania, Francia e Spagna, mostrano performance meno rosee. Questo andamento, che l'Istat monitora con cadenza mensile, ha registrato a settembre un balzo particolarmente significativo, pari a un +2,6% su base mensile, il quale va a sommarsi a un già robusto aumento tendenziale che, in termini monetari, raggiunge il 10,5%. Una dinamica, questa, che non può non sorprendere se si considera il contesto internazionale, caratterizzato dalle misure protezionistiche implementate dall'amministrazione Trump, le quali, nonostante le previsioni più caute, non hanno intaccato la capacità del sistema-Paese di penetrare i mercati globali.
Il traino dei mercati extra Ue e dei settori chiave
A trainare la ripresa degli scambi, che vede parallelamente le importazioni crescere a un ritmo del 4,1%, sono state in modo preponderante le vendite verso l'area extra Unione Europea, le quali hanno fatto registrare un vigoroso +6,4%, andando a compensare – e superare – il calo dello 0,8% negli scambi con i partner del mercato unico. Questa diversificazione geografica, che individua nei paesi al di fuori del perimetro europeo il principale motore della domanda, si accompagna a una specializzazione settoriale di assoluto rilievo. I dati, del resto, parlano in maniera chiara: a spingere l'export sono stati in particolare i prodotti farmaceutici, chimico-medicinali e botanici, esplosi con un +39,4%, seguiti dai metalli di base e dai prodotti in metallo, che hanno segnato un +19,0%, e dai mezzi di trasporto, i quali, esclusi gli autoveicoli, sono cresciuti del 29,6%. A questi vanno aggiunti i macchinari e gli apparecchi non classificati altrove, con un solido +7,1%, e il comparto alimentare, comprendente bevande e tabacco, in crescita del 6,9%.
Gli Stati Uniti si confermano partner commerciale primario
In questo quadro, caratterizzato da una domanda esterna che premia l'eccellenza produttiva italiana in settori ad alto valore aggiunto, gli Stati Uniti, nonostante l'incognita rappresentata dai dazi, hanno mantenuto saldamente il ruolo di primo partner commerciale per l'Italia. Le esportazioni verso il mercato americano, dopo una fase di assestamento, hanno infatti ripreso a salire a partire da settembre, dimostrando come la qualità e la specificità dei prodotti nazionali riescano a far digerire, almeno in parte, gli ostacoli tariffari. Una resistenza, questa, che gli economisti guardano con attenzione, poiché sembra indicare una solidità strutturale del nostro apparato export, il quale, diversificando sia le destinazioni che le tipologie di beni offerti, costruisce una barriera contro le turbolenze geopolitiche.
Le prospettive di una ripresa diffusa
La ripresa nazionale, come sottolineato da voci autorevoli del mondo accademico, lascia ben sperare anche per le esportazioni a livello regionale, le quali, spesso basate su distretti specializzati e filiere integrate, possono trovare nuova linfa dalla domanda internazionale. La crescita in volume, che si attesta su un più che dignitoso +7,9%, suggerisce che l'aumento del valore non sia dovuto esclusivamente a fattori meramente finanziari o speculativi, ma corrisponda a un reale incremento delle quantità di beni scambiati, un dato, quest'ultimo, che infonde un cauto ottimismo sulla sostenibilità del trend positivo nel medio periodo.




