Super Mario Galaxy – Il film, tra spazio e nostalgia: la recensione

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   È passato poco più di un triennio da quando l’idraulico più famoso del mondo, insieme al timido fratello Luigi, fece il suo esordio cinematografico nell’operazione ad alto rischio che poi si rivelò essere un colosso da oltre 1,3 miliardi di dollari al botteghino. Ora, con la consapevolezza di dover bissare quel successo planetario, Illumination e Nintendo puntano in alto, anzi altissimo: nello spazio. Super Mario Galaxy – Il film, nelle sale italiane da oggi, mercoledì 1° aprile, prova a trasformare la struttura onirica e planetaria del celebre videogioco per Wii in uno spettacolo continuo, fatto di inseguimenti, gravità variabile e gag visive. Peccato che, in questa corsa sfrenata verso l’alto, la sceneggiatura sembri aver perso qualche ingranaggio per strada.

Un viaggio intergalattico che parte subito forte

Il film, diretto da Aaron Horvath e Michael Jelenic – gli stessi registi del capitolo precedente – non perde tempo in introduzioni magniloquenti. Si riparte esattamente da dove ci si era lasciati, ma con una nuova consapevolezza: il Regno dei Funghi non è più abbastanza grande per contenere le ambizioni dei nuovi antagonisti. Se nel primo capitolo il cattivo di turno era Bowser nella sua classica veste di rapitore, questa volta a muovere le fila della minaccia è il figlio Bowser Jr., affiancato da una manciata di nuovi comprimari che i fan del franchise riconosceranno all’istante. Il salto di qualità – o meglio, di quantità – lo si avverte subito nella mole di personaggi: dall’attesissimo Yoshi, assente ingiustificato nella pellicola del 2023, alla misteriosa Rosalinda, guardiana del cosmo che diventa la guida d’eccezione per Mario e Luigi in questa nuova avventura spaziale.

L’approccio di Illumination, però, è quello di mescolare gli ingredienti con abbondanza forse eccessiva. La trama principale – un rapimento che fa da pretesto per attraversare galassie colorate – serve in realtà da filo conduttore per un susseguirsi quasi febbrile di citazioni e “uova di Pasqua” provenienti da quarant’anni di storia Nintendo. C’è spazio perfino per Fox McCloud di Star Fox, un crossover che testimonia la volontà di trasformare questi film non solo in adattamenti di Mario, ma in veri e propri contenitori celebrativi dell’intero universo della casa di Kyoto.

Il paradosso della ricchezza visiva

Visivamente, il lungometraggio è un trionfo di colori e scenografie impossibili: l’Osservatorio Cometa, i pianeti sferici e le sequenze d’azione in assenza di gravità offrono agli animatori un campo d’azione vastissimo. E in questo, la macchina produttiva non sbaglia un colpo. Il problema, semmai, emerge quando si cerca di scorgere la sostanza dietro lo spettacolo. Le prime reazioni critiche internazionali, arrivate a ridosso dell’anteprima, parlano chiaro: il film si regge su un’impalcatura narrativa sorprendentemente leggera, tanto che molte recensioni hanno sottolineato come la trama sia un semplice pretesto per giustificare la sfilata di guest star e gadget nostalgici.

È il rischio tipico delle operazioni “sequel”, specie quando il precedente aveva già puntato tutto su un ritmo forsennato e una fedeltà estetica al materiale originale. Stavolta, però, la ricetta sembra aver subito un’inversione di tendenza: se il primo Super Mario Bros. – Il film aveva fatto breccia nel pubblico grazie a un equilibrio quasi perfetto tra ironia, azione e cuore, questo seguito spinge l’acceleratore sulle battaglie spaziali e sulle fughe spericolate, trascurando lo sviluppo di quel legame emotivo che rendeva le disavventure dell’idraulico così universali. I dialoghi, già scarni nella prima trasposizione, qui diventano talvolta semplici funzionali alla gag visiva.

Un cast stellare per una storia che non decolla mai del tutto

Torna il cast vocale della scorsa avventura con Chris Pratt, Anya Taylor-Joy, Charlie Day e un istrionico Jack Black che riprende i panni (e la cappa spinata) di Bowser, seppur con un minutaggio ridotto rispetto al film d’esordio. Novità di rilievo sono le voci di Brie Larson nei panni di Rosalinda, Benny Safdie che presta la voce al giovane Bowser Jr. e Donald Glover che interpreta finalmente Yoshi, il dinosauro verde tanto atteso dai fan. Eppure, anche la bravura del cast non basta a colmare un vuoto di scrittura che si fa sentire nella parte centrale del racconto.

La sensazione, scorrendo le prime impressioni provenienti dalle sale internazionali, è che l’operazione soffra di quella che viene definita “sindrome del sequel”: più è grande lo schermo, più si allarga l’universo di riferimento, più si rischia di trasformare l’esperienza in un luna park di citazioni che funziona a singhiozzo. Per chi ha passato ore a giocare con il Wii, vedere certi mondi prendere vita sarà comunque una goduria, ma chi cercava un’evoluzione nel tono o nella profondità dei personaggi potrebbe restare con l’amaro in bocca, proprio come accadde con alcune trasposizioni videoludiche del passato.

L’eredità del film precedente e il peso della nostalgia

Rispetto al film del 2023, che seppe trasformare un’operazione potenzialmente disastrosa in un trionfo di pubblico, Super Mario Galaxy – Il film appare forse troppo consapevole della propria forza. La produzione si affida completamente all’effetto nostalgia e alla spettacolarità pura, dimenticando che l’elemento vincente della prima pellicola era proprio la sua anima leggera e “scanzonata”, capace di coinvolgere tanto i bambini quanto i genitori cresciuti a pane e NES. Qui, invece, la leggerezza talvolta scivola nella superficialità, e il viaggio intergalattico – per quanto coreograficamente affascinante – non lascia il tempo per un respiro, per una battuta che non sia funzionale all’azione immediata.

Eppure, non si può parlare di insuccesso prima ancora di vedere i dati del botteghino. La macchina del marketing di Nintendo e Universal è già in moto da mesi, e il richiamo a personaggi del calibro di Yoshi e Rosalinda è troppo forte per non attirare le famiglie al cinema. Quello che resta, al netto delle luci al neon e delle capriole antigravitazionali, è la sensazione di aver assistito a un evento studiato nei minimi dettagli per vendere biglietti, più che per raccontare una storia. Un’operazione che, se da un lato soddisferà la voglia di rivedere i propri beniamini in azione, dall’altro lascia intendere che forse, per dare un senso a un universo così vasto, non basti solo sfrecciare da un pianeta all’altro.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.