La ex del killer di Nizza Monferrato: “Possessivo, l’avevo lasciato. Ha cancellato i sogni di Zoe”

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Le lacrime, che le rigano il volto mentre parla, sono un fiume di un dolore complesso e stratificato, quello di chi ha perso un’amica d’infanzia per mano di un uomo che un tempo si è amato. Nicole, la cui esistenza è intrecciata a quella di Zoe Trinchero da un decennio di vita condivisa tra i banchi di scuola e lo stesso giro di amicizie, è anche l’ex fidanzata di Alex Manna. Il ragazzo di diciannove anni, che alla fine si è rivelato un assassino, ha spezzato la vita della diciassettenne in una sera d’ordinaria follia. Un particolare, fra i tanti, le brucia dentro: «Mi ha chiamata verso le 23 ma io dormivo, non le ho risposto», racconta, in una spirale di sensi di colpa che non hanno ragione di esistere ma che testimoniano il legame profondo, ormai reciso con una brutalità inaudita.

L'aggressione mortale dopo il rifiuto

La dinamica dell’omicidio, per quanto ricostruita, mantiene degli aspetti che gli inquirenti stanno ancora cercando di chiarire nei dettagli; quel che è certo, e che emerge con cruda evidenza, è l’escalation di violenza scatenata da un approccio rifiutato. Alex Manna, dopo aver visto Zoe alla birreria dove aveva trascorso la serata con alcuni coetanei, l’avrebbe aggredita con una ferocia che lascia senza parole. La prese a pugni, la strangolò e, dopo averle tolto la vita, gettò il suo nel canale. Un corso d’acqua, quel rio che attraversa le vecchie case di Nizza Monferrato nel cuore dell’Astigiano, trasformato in una tomba a cielo aperto. Il corpo di Zoe è stato ritrovato poco distante, precipitato nel rivolo del fiume Belbo, lontano dai luoghi della sua giovinezza.

La rabbia collettiva e il pericolo scampato

La morte della ragazza ha lacerato il tessuto sociale di Nizza Monferrato, località tranquilla incastonata fra le province di Alessandria, Asti e Alba, scagliandola in una cronaca nera che non le apparteneva. La rabbia, montata rapidamente dopo la diffusione della notizia del ritrovamento, ha rischiato di provocare un secondo fatto di sangue, di cui sarebbe rimasto vittima un giovane di origini africane, residente in paese da molti anni. Circa cinquanta persone, accecate dall’ira e da voci non verificate, hanno tentato di linciarlo nella convinzione erronea che fosse coinvolto nel delitto, un episodio che ha costretto le forze dell’ordine a un intervento tempestivo per evitare il peggio e che aggiunge un tassello di grave turbamento a una vicenda già di per sé tragica.

I nodi irrisolti di una ricostruzione

Il movente, apparentemente riconducibile a una reazione esplosiva di fronte a un “no”, non esaurisce però tutti i quesiti investigativi. Restano zone d’ombra sulla precisa sequenza degli eventi e sulle interazioni precedenti alla furia omicida, questioni sulle quali la magistratura sta concentrando la propria attenzione, analizzando ogni elemento probatorio disponibile. L’indagine, del resto, deve fare i conti con la personalità dell’imputato, descritta dalla sua ex fidanzata con l’aggettivo “possessivo”, un tratto che aveva portato alla fine della loro relazione. Un carattere che, forse, contiene già in nuce i germi di una possessività malata e distruttiva, capace di trasformarsi in un gesto definitivo contro chi, semplicemente, aveva detto di no.

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