Zoe Trinchero, l'ultimo saluto tra le lacrime e le rose bianche a Nizza Monferrato

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un silenzio rotto soltanto dal rumore della pioggia, quella stessa pioggia che da una settimana sembra volersi fermare sui luoghi dell’orrore, ha accompagnato questa mattina l’uscita del feretro dalla chiesa di Sant’Ippolito. Centinaia di persone, molte delle quali giunte dai paesi vicini come Montegrosso, Agliano e Canelli, hanno sfidato il maltempo per offrire un ultimo, straziante saluto a Zoe Trinchero, la diciassettenne uccisa nella notte tra il 6 e il 7 febbraio e per la quale, al momento, Alex Manna – il ventenne rinchiuso nel carcere di Alessandria – risponde dell’accusa di omicidio aggravato dai futili motivi, un capo d’imputazione che, allo stato degli atti, non configura formalmente la fattispecie del femminicidio. La bara, di un bianco candido e interamente ricoperta da un cuscino di rose dello stesso colore alternate a boccioli neri, è stata accolta da un lungo applauso mentre in sottofondo risuonavano le note di “Canta ancora” di Arisa, e nell’aria, nonostante il cielo grigio, si sono levati palloncini bianchi, argentati e neri a simboleggiare un addio che sa di incredulità e di protesta.

L’omelia e il dolore di una comunità che si stringe attorno alla famiglia

All’interno del luogo di culto, gremito in ogni ordine di posto, a prendere la parola è stato don Claudio Montanaro, parroco di Incisa, il quale si è rivolto direttamente ai genitori della ragazza, alle sue sorelle e al compagno Andrea, cercando di offrire un conforto che, davanti a una simile tragedia, appare umanamente impossibile da trovare. “Nessuno può sollevare da questo dolore, ma tutti vi sono vicini”, ha scandito il sacerdote durante l’omelia, in un tentativo di lenire una ferita che proprio nei giorni scorsi aveva visto la comunità locale inizialmente scagliarsi, in un tragico equivoco, contro un giovane estraneo ai fatti, il cui nome era stato ingiustamente diffuso prima che la verità giudiziaria prendesse il suo corso. La funzione, concelebrata dal vescovo della diocesi di Acqui, Luigi Testore, è stata anche l’occasione per un invito – complesso e doloroso – a non dimenticare la dimensione del perdono cristiano, un passaggio che suona come una richiesta quasi sovrumana per chi è stato colpito da una perdita tanto violenta.

La voce della madre: il rimorso di chi aveva insegnato a dire di no

A emergere con una forza espressiva capace di trafiggere il cuore dei presenti e di quanti, in queste ore, hanno appreso la notizia, è stato però il pensiero della madre di Zoe, Mariangela Auddino, affidato a un audio diffuso tramite i legali della famiglia, gli avvocati Fabrizio Ventimiglia e Marco Giannone. Un messaggio nel quale il dolore privato si fa universale, e nel quale la donna, con una lucidità straziante, ripercorre gli insegnamenti dati alla figlia, una ragazza che sognava di fare la psicologa per aiutare il prossimo e che riponeva una fiducia incrollabile nel dialogo. “Le ho insegnato il valore dell’amicizia e della verità, del dire no se non voleva qualcosa, a difendersi se incontrava un bullo, a sostenere i più deboli”, ha raccontato la madre, lasciando trasparire tutta l’amara consapevolezza che quel “no” – che avrebbe dovuto essere uno scudo – si è invece trasformato nel pretesto di una violenza inaudita. “Ora a questo non c’è rimedio, non esiste perdono, almeno io ora non lo concepisco”, ha aggiunto, scartando con decisione l’ipotesi di cercare responsabilità altre rispetto a quella, unica e mostruosa, di chi ha deciso di porre fine alla vita di sua figlia.

Il quadro giudiziario e le contraddizioni del reo confesso

Mentre la folla sotto la pioggia liberava i palloncini in memoria di Zoe, la macchina inquirente continua il suo lavoro per fare piena luce su una dinamica che, nonostante l’ammissione di colpevolezza da parte di Manna, presenta ancora zone d’ombra. Il giovane, difeso dall’avvocata Patrizia Gambino, si è avvalso della facoltà di non rispondere durante l’udienza di convalida davanti al gip Aldo Tirone, limitandosi a confermare quanto già dichiarato al pubblico ministero Giacomo Ferrando: una lite scaturita – secondo la sua versione – dalla rievocazione di una vecchia relazione adolescenziale e dalla gelosia per il nuovo compagno della ragazza, sebbene lui stesso abbia sempre negato qualsiasi interesse sentimentale o approccio fisico nei confronti della vittima quella sera. Il gip, nell’ordinanza che ha disposto la custodia cautelare, ha tratteggiato la figura di un giovane “incapace di autocontrollo di fronte ai dinieghi ricevuti”, un profilo che contrasta con le dichiarazioni dello stesso indagato, il quale ha fornito versioni contraddittorie sulla dinamica della caduta della ragazza nel rio Nizza, parlando prima di averla “buttata giù” e poi di averla “lasciata cadere” in preda al panico.

Description: I funerali di Zoe Trinchero a Nizza Monferrato: una folla commossa saluta la 17enne. Il dolore della madre e le parole dell’omelia, mentre prosegue l’inchiesta per omicidio.

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