Nizza Monferrato, l’addio a Zoe tra pioggia e palloncini. E Naudy Carbone: “Ancora troppa tensione”

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La pioggia battente, quasi un contrappunto naturale al dolore collettivo, non ha fermato le migliaia di persone che questa mattina hanno voluto essere presenti a Nizza Monferrato per l’ultimo saluto a Zoe Trinchero, la diciassettenne uccisa una settimana fa nella notte tra il 6 e il 7 febbraio. La bara bianca, ricoperta da un cuscino di rose bianche e nere, è giunta nella chiesa di Sant’Ippolito accolta da un silenzio innaturale, rotto soltanto dallo scrosciare dell’acqua e, più tardi, dalle note di "Nothing else matters" dei Metallica, il brano che la ragazza amava e che ha voluto la famiglia per accompagnare l’ingresso del feretro -4. All’esterno, un assembramento silenzioso di persone, molte delle quali con palloncini bianchi, neri e argentati, ha atteso per ore, in una partecipazione che travalicava i confini del paese per abbracciare l’intero Monferrato; non solo Nizza, ma anche i sindaci di Montegrosso d’Asti, Agliano Terme e Canelli hanno voluto esserci con la fascia tricolore, a testimoniare una ferita che ha squarciato un territorio -8.

All’interno, l’omelia di don Claudio Montanaro, parroco di Incisa Scapacino, ha toccato le corde più profonde dei presenti, specialmente quando si è rivolto ai giovani che gremivano le navate. Il sacerdote ha parlato di un "altro femminicidio, ancora una volta un uomo che uccide una donna", sottolineando come questa volta il dolore sia amplificato dalla giovane età della vittima, una ragazza che aveva "tutta la vita davanti" -4. Il suo messaggio, tuttavia, non si è fermato alla constatazione della tragedia, ma si è trasformato in un'esortazione rivolta ai coetanei di Zoe, invitati a non sprecare il tempo che hanno e a "vivere una vita grande", a realizzare i propri sogni "anche per lei", perché lei non può più farlo -7. Poi, quando il feretro è uscito, un lungo applauso ha rotto il silenzio, mentre le note di "Canta ancora" di Arisa si spandevano nella piazza e centinaia di palloncini, nonostante il cielo grigio, provavano a sollevarsi verso l’alto -4-7.

Tra la folla, un volto noto e segnato da una vicenda parallela, quella di Naudy Carbone, il musicista trentanovenne ingiustamente accusato dell’omicidio nelle ore successive al delitto. La sua presenza, voluta nonostante tutto, è stata un passaggio carico di significato e di ambivalenza. Uscendo dalla chiesa, Carbone ha raccontato il groviglio di emozioni che prova: “Oggi provo una forte emozione e questa atmosfera, questa tensione, mista al dolore e un insieme di emozioni che è difficile veramente anche spiegare a parole” -2. Il riferimento, inevitabile, è andato ai momenti in cui, a poche ore dalla scomparsa di Zoe, una folla inferocita si era radunata sotto casa sua per un tentativo di linciaggio scatenato dalle prime, false informazioni. “Sono arrivate delle scuse”, ha ammesso il musicista, “ma c'è sempre questo clima teso: l’omicidio, la calunnia e il tentativo di linciaggio, ci sono ancora tanti aspetti che dovrebbero essere chiariti e porterebbero a riflettere sulla paura che si sente in quei momenti” -2.

Il dolore privato della madre e l’attesa per la giustizia

Se la cerimonia pubblica ha mostrato un dolore collettivo e composito, il dolore più intimo e lacerante è affidato alle parole che la madre di Zoe ha voluto fossero esposte sul sagrato della chiesa, accanto alla gigantografia della figlia. Un messaggio, quello di Mariangela, che racconta il tentativo di aggrapparsi a un sogno per sopravvivere all’orrore: “Finalmente dopo tre giorni ho dormito, dormito poche ore, ma veramente e sognato. Il sogno era contorto, non lo ricordo bene, ricordo solo te, di spalle eri bionda (tu bionda, te lo immagini), sfuggente. Cercavo di raggiungerti ma non ci sono riuscita. Ci ho provato però, non urlavo, non parlavo ma infine ti sei girata e hai sorriso” -1. Un tentativo disperato di trattenere un'immagine serena, che si conclude con una richiesta altrettanto disperata: “Vola tesoro e aiutami a non sentire solo rabbia. Solo tu ora puoi farlo. Ti aspetto nei miei sogni e ti amerò per sempre” -7.

Sul piano giudiziario, intanto, la macchina processuale procede. Dell’omicidio è accusato Alex Manna, un ventenne (secondo alcune fonti diciannovenne) che ha confessato l’omicidio -1-6. Durante l'udienza di convalida, svoltasi nei giorni scorsi nel carcere di Alessandria, il giovane si è avvalso della facoltà di non rispondere, una scelta che la sua avvocata, Patrizia Gambino, ha motivato con il fatto che il ragazzo aveva già "dichiarato tutto quanto doveva dichiarare al pubblico ministero" -3. L'accusa formalizzata al momento non è di femminicidio, ma di omicidio aggravato dai futili motivi, una distinzione giuridica che non attenua la gravità di un gesto che ha spezzato una vita e sconvolto un'intera comunità -3-10. La difesa, da parte sua, descrive Manna come un "ragazzo normale", scosso e dispiaciuto, che "chiede scusa", in attesa di poterlo fare di persona -3. L’autopsia disposta dalla Procura dovrà ora chiarire gli ultimi istanti di vita di Zoe, in un'inchiesta che cerca di fare piena luce su una vicenda costellata, fin dai primi momenti, da deviazioni e falsità.

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