Il funerale di Zoe e le parole della madre: “Nessun uomo deve più alzare un dito su una donna”
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Redazione Interno
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Oltre un migliaio di persone, e molte di più se si considera chi è rimasto all’esterno sotto la pioggia battente, hanno gremito ieri la chiesa di Sant’Ippolito a Nizza Monferrato per l’ultimo saluto a Zoe Trinchero, la diciassettenne uccisa nella notte tra il 6 e il 7 febbraio -1. Una folla composta in gran parte da giovani, gli stessi amici che hanno sorretto la bara bianca coperta da un cuscino di rose bianche e nere, e che hanno voluto salutare la loro coetanea con palloncini bianchi, argentati e neri liberati in cielo mentre le note di “Canta ancora” di Arisa accompagnavano l’uscita del feretro -1. In chiesa, però, prima di quel momento, avevano risuonato anche le chords di “Nothing Else Matters” dei Metallica, la canzone preferita di Zoe, a sottolineare quanto la vita spezzata fosse piena di passioni e di futuro -5.
Durante l’omelia, don Claudio Montanaro, parroco di Incisa Scapaccino, si è rivolto direttamente ai familiari – i genitori e le sorelle della ragazza – riconoscendo l’insondabilità di un dolore così grande, ma al contempo sottolineando la vicinanza di una comunità intera -5. Il sacerdote non ha esitato a definire l’accaduto per quello che è, parlando di ennesimo femminicidio, di un uomo che uccide una donna, e aggiungendo come in questo caso la ferita sia ancora più profonda, perché a essere spezzata è stata una vita che aveva appena cominciato a dispiegarsi. Un passaggio, questo, che ha preceduto l’invito a pregare anche per “chi ha sbagliato”, un pensiero rivolto all’autore del delitto, Alex Manna -5.
Manna, ventenne reo confesso, si trova rinchiuso nel carcere di Alessandria con l’accusa di omicidio aggravato dai futili motivi, al momento senza che gli venga contestata l’aggravante del femminicidio, un reato autonomo introdotto solo di recente nell’ordinamento -4-6. Nelle scorse ore, i suoi legali – Patrizia Gambino e Rocco Iorianni – non hanno escluso la richiesta di una perizia psichiatrica per valutare le sue condizioni mentali al momento dell’aggressione -9. Il giovane, che in passato ha praticato boxe, avrebbe colpito Zoe con violenza, per poi gettarla nel rio Nizza, causandone la morte per il trauma della precipitazione, più che per i pugni ricevuti -7. I suoi vestiti, quelli indossati quella notte, sono al vaglio dei carabinieri del Ris di Parma, in attesa di essere analizzati insieme a quelli della vittima -8.
A rompere un silenzio carico di angoscia è stata, nei giorni scorsi, la voce della madre di Zoe, Mariangela Auddino, che ha affidato a un audio diffuso tramite il legale di famiglia, Fabrizio Ventimiglia, tutto il suo tormento e la sua determinazione -4. “Mi sto torturando per non averle detto di tornare subito a casa quando l’ho sentita quella sera”, ha confessato la donna, ripercorrendo l’ultima telefonata con la figlia, finito di lavorare, prima dell’incontro che le sarebbe stato fatale -4-8. Un senso di colpa che si mescola al ricordo di una ragazza a cui aveva insegnato il valore della verità e dell’amicizia, a dire no se non voleva qualcosa, a difendersi dai bulli e a sostenere i più deboli -8.




