La Fiorentina stramazza nel finale contro il Mainz, mentre la crisi si approfondisce
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Sport
-
Una sconfitta giunta nel modo più crudele, all'ultimo respiro della partita, ha consegnato alla Fiorentina il suo primo ko in Conference League, un esito che, sebbene non comprometta immediatamente il percorso europeo, pesa come un macigno sul già fragile equilibrio di un ambiente in piena tempesta. Dopo l'illusione regalata dal vantaggio iniziale di Sohm, la squadra viola, che pure occupa un dignitoso quinto posto nella graduatoria continentale, ha vissuto un progressivo afflosciamento, caratterizzato da un calo di concentrazione e da errori tecnici che hanno permesso al Mainz di rimontare e vincere grazie alle reti, nella frazione finale, di Lee e Hollerbach. L'episodio più emblematico della serata negativa lo ha vissuto Piccoli, il quale, dopo aver sprecato occasioni preziose, si è trovato spettatore impotente della beffa consumatasi ai danni della sua squadra.
Le amare riflessioni dopo il ko
“Questa sconfitta è una mazzata”, ha dichiarato senza mezzi termini Daniele Galloppa, a cui è stato affidato l'incarico ad interim dopo l'esonero di Stefano Pioli, definendo così un esordio in panchina che non avrebbe potuto essere più amaro. L'allenatore ha sottolineato come il modo in cui la sconfitta è maturata, ovvero con il gol subito al novantacinquesimo minuto, abbia un peso specifico maggiore, soprattutto in un momento di transizione e di profonda incertezza come quello che sta vivendo il club. Galloppa, che rileva una squadra scossa e con evidenti problemi di solidità difensiva – venti reti incassate in quindici partite costituiscono un dato che parla da sé – ha evidenziato come, in queste circostanze, gli errori vengano pagati a caro prezzo, senza lasciare spazio a possibilità di rimonta.
Le responsabilità oltre la panchina
Addossare le colpe di una situazione così complessa al solo allenatore esonerato, divenuto in pochi giorni da salvatore della patria a capro espiatorio designato, appare un'operazione semplicistica che non ha prodotto i risultati sperati. La Conference League, in questo caso, ha smesso di essere il palcoscenico minore dove nascondere le proprie inezie, diventando invece il riflettore che ha illuminato le lacune profonde di un gruppo di giocatori, i quali, dopo aver manifestato in modi discutibili la soddisfazione per il cambio di guida tecnica, hanno ricevuto un'ulteriore lezione di carattere da una formazione ultima in classifica nel proprio campionato. Di certo, c'è che la squadra fatica a esprimere un'identità di gioco coesa, un problema che va ben oltre le scelte tattiche del momento.
La dirigenza sotto scrutinio
Mentre l'attenzione dei tifosi è catalizzata dall'imminente arrivo sulla panchina di Paolo Vanoli, già al Torino, la riflessione più urgente non può non coinvolgere la dirigenza stessa, la quale, stando a quanto emerge da diverse voci, dimostra una certa allergia verso idee e contributi freschi provenienti dall'esterno, preferendo un meccanismo di auto-rigenerazione interna nonostante gli errori commessi, che non si limitano alla sola stagione in corso. La partita contro il Mainz, con il suo epilogo doloroso, ha dunque il sapore di un'ulteriore conferma di una crisi sistemica, che coinvolge il campo, lo spogliatoio e gli uffici, e che richiederebbe un'analisi spietata e onesta di tutte le componenti in gioco, senza più alibi o paraocchi.




