L'oms lancia l'allarme: un'infezione su sei nel mondo è resistente agli antibiotici

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Redazione Salute Redazione Salute   -   La minaccia, silenziosa e pervasiva, continua ad avanzare senza soste, confermando i timori più cupi degli epidemiologi: i cosiddetti “superbatteri”, agenti patogeni che hanno sviluppato una resistenza ai farmaci antibiotici, stanno aumentando la loro diffusione globale con un tasso di crescita annuo che oscilla, in modo preoccupante, tra il 5% e il 15%. È questo il dato più crudo che emerge dall’ultimo, corposo rapporto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, il quale, attingendo a un sistema di sorveglianza che copre ormai 104 nazioni – rappresentative del 70% dell’intera popolazione mondiale –, dipinge un quadro di un’emergenza sanitaria in costante, e per certi versi inarrestabile, evoluzione. L’analisi, che si basa su infezioni batteriche confermate in laboratorio, rivela una proporzione sconcertante: a livello planetario, una di queste su sei non risponde più alle terapie convenzionali, vanificando gli sforzi dei medici e mettendo a serio rischio la vita dei pazienti.

I numeri della resistenza

Il sistema Glass, acronimo che sta per Global Antimicrobial Resistance and Use Surveillance System, ha costituito la spina dorsale della ricerca, fornendo un’enorme mole di dati da cui è stato possibile desumere l’incremento del 40% del fenomeno della resistenza antimicrobica registrato nel quinquennio compreso tra il 2018 e il 2023. Un balzo significativo, che traduce in cifre inequivocabili la pressione selettiva esercitata, spesso in modo indiscriminato, dagli antibiotici stessi sull’universo microbico; una pressione che, come è noto, spinge i batteri a mutare e a trovare strade alternative per sopravvivere. Se ne vedono degli effetti, purtroppo, in quasi ogni angolo del globo, dove infezioni un tempo facilmente debellabili richiedono ora approcci terapeutici più complessi e, in alcuni casi estremi, si rivelano del tutto intrattabili, con tutto ciò che ne consegue in termini di sofferenza e di costi per i sistemi sanitari nazionali.

La situazione in Italia

Anche nel nostro paese, del resto, la questione non viene sottovalutata, come dimostrano le periodiche rilevazioni dell’Istituto Superiore di Sanità, che attraverso il rapporto AR-ISS – dedicato specificamente alla sorveglianza nazionale dell’antibiotico-resistenza – tiene alta l’attenzione sul problema. I dati italiani, seppur con qualche segnale positivo che fa ben sperare per il futuro, continuano a mostrare una situazione di allerta, confermando la natura perniciosa e profondamente radicata di un fenomeno la cui origine è da ricercarsi, in buona sostanza, in un utilizzo eccessivo e non sempre corretto dei farmaci antimicrobici. È proprio questo impiego sconsiderato, protrattosi per decenni in ambito sia umano che veterinario, ad aver fornito ai batteri l’opportunità di “imparare” a resistere, innescando un circolo vizioso di difficile soluzione.

Un nemico invisibile e pervasivo

Quella che stiamo vivendo, per usare un’immagine efficace, è una sorta di invasione strisciante, del tutto priva – a differenza di quanto narrato in certa filmografia – di astronavi aliene o di apparizioni spettacolari, ma non per questo meno insidiosa e potenzialmente letale. Il nemico, come si suol dire, è tra noi, e la sua presenza si fa sentire negli ospedali, nelle case di riposo e, in generale, in tutti gli ambienti di comunità. L’allarme lanciato dall’OMS, che ha il merito di aver quantificato con precisione la portata del problema – “un’infezione batterica su sei era in qualche modo resistente agli antibiotici” nel 2023 –, serve proprio a ricordare che la battaglia contro i superbatteri è una delle più cruciali che la medicina moderna si trovi ad affrontare, una sfida che richiede un impegno collettivo e una strategia coordinata a livello internazionale.

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