Nucleare, la Camera approva la legge delega: il piano sui piccoli reattori divide il dibattito
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Redazione Interno
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Il nucleare torna al centro della politica energetica italiana con l’approvazione alla Camera del disegno di legge delega promosso dal governo. A molti anni dai referendum del 1987 e del 2011 che avevano chiuso la strada all’energia atomica, l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni avvia un nuovo percorso che punta a riportare la produzione di energia da reattori nel sistema nazionale. Il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin ha definito il voto un passaggio importante, sottolineando l’obiettivo di sviluppare tecnologie diverse rispetto alle grandi centrali tradizionali del passato. La discussione resta però aperta e continua ad alimentare confronti politici e tecnici, con le opposizioni che mantengono alta l’attenzione anche sul tema della gestione delle scorie.
Il percorso della legge e i prossimi passaggi
La Camera ha approvato il disegno di legge delega sul nucleare con 155 voti favorevoli, 86 contrari e 8 astenuti. Il testo era stato varato dal Consiglio dei ministri il 2 febbraio 2025 e rappresenta il primo passaggio parlamentare di un iter che dovrà ora proseguire al Senato per il via libera definitivo. Una volta completato l’iter legislativo, il governo avrà dodici mesi di tempo per adottare i decreti attuativi necessari a definire in modo concreto le misure previste dalla delega. Per il ministro Pichetto Fratin il voto della Camera segna una tappa significativa nel percorso parlamentare che dovrebbe accompagnare il ritorno del nucleare nel quadro energetico nazionale.
Il progetto presentato dal governo si inserisce in una strategia che guarda alle innovazioni tecnologiche sviluppate negli ultimi anni. L’orientamento espresso dall’esecutivo è quello di non tornare alle grandi centrali nucleari tradizionali, ma di concentrarsi su impianti di dimensioni più contenute e caratterizzati da tecnologie più avanzate. Proprio questo elemento viene indicato come uno dei cardini del piano, che intende legare il percorso legislativo all’evoluzione delle soluzioni tecnologiche disponibili nel settore.
Piccoli reattori modulari e nuove tecnologie al centro del piano
Tra gli aspetti più evidenziati dal governo c’è la scelta di puntare sui piccoli reattori modulari e sui sistemi di terza generazione avanzata e quarta generazione. Secondo quanto illustrato nelle dichiarazioni che hanno accompagnato il via libera parlamentare, il ritorno al nucleare dovrebbe svilupparsi seguendo un cammino nel quale innovazione tecnologica e definizione delle regole procedono parallelamente. Il tema riguarda non soltanto la produzione energetica, ma anche le modalità con cui eventuali nuove tecnologie potrebbero essere integrate nel mix energetico italiano ed europeo, in un contesto che continua a evolversi sotto il profilo industriale e normativo.
La discussione sul nucleare non si limita però alle sedi istituzionali. Il dibattito coinvolge anche associazioni, esperti e cittadini interessati a comprendere le possibili implicazioni delle scelte future. In questo contesto si inserisce l’iniziativa organizzata da Legambiente al Parco Tegge di Felina, dove lunedì 8 giugno alle 19 si terrà un incontro pubblico dal titolo “Nucleare, energia del futuro?”. L’appuntamento è dedicato all’approfondimento di uno dei temi più discussi delle politiche energetiche contemporanee e vedrà la partecipazione dell’ingegnere nucleare Angelo Tartaglia, già professore al Politecnico di Torino.
Durante il confronto saranno affrontati i possibili scenari legati al ritorno dell’energia nucleare, con particolare attenzione ai tempi, ai costi e alle tecnologie associate ai piccoli reattori. L’incontro offrirà l’occasione per analizzare le prospettive del settore alla luce delle decisioni politiche in corso e delle innovazioni richiamate dal governo. Mentre il testo approvato dalla Camera si prepara ad affrontare il passaggio al Senato, il confronto sul ruolo del nucleare nel futuro energetico italiano continua quindi a svilupparsi sia nelle istituzioni sia negli spazi pubblici dedicati al dibattito e all’approfondimento.




