Sei Paesi Ue, con l'Italia, chiedono una tassa sugli extraprofitti per le compagnie petrolifere

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La lettera, visionata dall'Afp, sarebbe stata inviata dai ministri delle Finanze di Germania, Italia, Austria, Polonia e Portogallo, insieme al ministro dell’Economia spagnolo, al collega irlandese, il cui Paese detiene attualmente la presidenza di turno del Consiglio dell’Unione Europea. La richiesta formale, che porta anche la firma del ministro dell'Economia italiano Giancarlo Giorgetti, mira a inserire la questione della tassazione straordinaria all'ordine del giorno della prossima riunione dell'Ecofin, in programma a Dublino il 18 e 19 settembre.

L'obiettivo dichiarato è quello di istituire un quadro normativo comune a livello europeo che consenta di recuperare una parte degli utili eccezionali generati dall'impennata dei prezzi del petrolio, conseguenza diretta del conflitto in Medio Oriente e delle restrizioni al transito nello Stretto di Hormuz.

La prospettiva di un gettito da redistribuire

L'iniziativa, promossa dal ministro delle Finanze tedesco Lars Klingbeil, si fonda sulla constatazione che le misure adottate finora a livello nazionale non sono state sufficienti a stabilizzare in modo permanente i prezzi alla pompa, gravando in modo significativo su famiglie e imprese. I ministri sottolineano, nella loro missiva, come le compagnie petrolifere stiano beneficiando di una redditività complessiva e di margini di raffinazione che superano di gran lunga il semplice aumento del costo del greggio.

Di fronte a uno "shock dell'offerta" tra i più gravi degli ultimi decenni, la soluzione prospettata è quella di un approccio congiunto, che garantisca che "coloro che traggono profitto dalla crisi facciano la loro parte nel ridurre l'onere per il pubblico in generale". Il maggior gettito che si riuscirebbe a generare potrebbe quindi essere impiegato per finanziare interventi mirati a sostegno dei consumatori e delle imprese, alleggerendo il peso dei rincari energetici senza gravare ulteriormente sui bilanci pubblici nazionali.

Il precedente e le divisioni interne

La proposta dei sei Paesi non è nuova e si rifà all'esperienza del "contributo di solidarietà" introdotto dall'Unione Europea nel 2022, a seguito dell'invasione russa dell'Ucraina, che aveva già previsto una tassazione temporanea sugli extraprofitti del settore energetico. Già lo scorso aprile, gli stessi governi (esclusa la Polonia) avevano avanzato una richiesta simile alla Commissione, che però era stata respinta in favore di interventi nazionali e di misure alternative come il taglio delle imposte sull'elettricità.

Questa volta, tuttavia, la spinta politica appare più decisa, anche se non mancano le resistenze. All'interno del governo tedesco, ad esempio, il cancelliere Friedrich Merz si sarebbe mostrato contrario alla misura, mentre lo stesso ministro Klingbeil ha più volte ribadito che "gli eccessivi profitti derivanti dalla crisi devono essere restituiti ai consumatori" e che le compagnie energetiche non devono "sfruttare" la situazione attuale.

I dettagli della proposta e il nodo delle raffinerie

La lettera congiunta non si limita a chiedere una tassa generica, ma sollecita un confronto approfondito su un "quadro a livello Ue per la tassazione degli extraprofitti" che tenga conto degli insegnamenti tratti dalle esperienze passate. Un punto centrale del dibattito, come evidenziato anche da analisi di settore, sarà la definizione stessa di "extrap profitto": quanto, cioè, dei maggiori utili derivi effettivamente da fattori esterni e speculativi e quanto, invece, da legittimi investimenti e dall'efficienza aziendale.

I sei ministri hanno inoltre chiesto con urgenza i risultati di un'indagine europea sui margini di profitto delle raffinerie, per accertarsi che questi operatori non stiano approfittando dell'emergenza per ampliare ulteriormente il divario tra il costo della materia prima e il prezzo dei prodotti finiti, come la benzina e il gasolio.

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