La borsa affonda dopo il discorso di trump, volano petrolio e gas
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Redazione Economia
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La seduta del 2 aprile si è aperta all’insegna di una volatilità che, per chi opera sui mercati, ha il sapore amaro delle incertezze geopolitiche non risolte. Milano ha guidato i ribassi tra le principali piazze europee, con il Ftse Mib che a un certo punto ha toccato una flessione del 2%, per poi risalire parzialmente attestandosi intorno a -0,4%. Un rimbalzo tecnico, questo, che non ha però cancellato il segnale chiaro lanciato dagli investitori: la fiducia è fragile, e le parole pronunciate nella notte dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, hanno fatto più male che bene. I futures sull’Eurostoxx 600, già prima dell’apertura, indicavano un potenziale ribasso dell’1,66%, una sorta di termometro che misurava l’umore di chi, svegliandosi, aveva ascoltato il discorso alla nazione e ne aveva tratto poche rassicurazioni.
Petrolio e gas alle stelle, l’energia diventa un rifugio
Mentre le Borse affondavano – Francoforte, Londra e Parigi tutte in rosso, con il Nasdaq che cedeva l’1,7% e il Dow Jones l’1,2% – il comparto energetico correva nella direzione opposta. Il petrolio ha registrato un balzo del 6%, portandosi a 107 dollari al barile sia per il Wti che per il Brent; ma nelle ore successive l’accelerazione è stata ancora più violenta, con i future sul Brent che hanno toccato un +8% oltre i 109 dollari. Non è andato diversamente per il gas europeo, schizzato del 6% fino a raggiungere i 50 euro al megawattora. Una reazione, quella dei prezzi, che racconta di un mercato il quale legge nel conflitto in Iran – e nella sua possibile prosecuzione – un fattore di interruzione degli approvvigionamenti. L’indice Vix, che gli addetti ai lavori chiamano “l’indice della paura”, è balzato del 13% a quota 27,7 punti.
Wall Street apre in caduta, le attese erano altre
Alle 15.30, quando le Borse americane hanno aperto i battenti, il quadro era già segnato. I listini hanno ceduto oltre l’1% in avvio, con il Nasdaq in testa al ribasso (-1,7%) e S&P500 appena sotto. Quello che i mercati speravano, dopo giorni di fibrillazioni legate al Medio Oriente, era una qualche indicazione chiara sulla durata o sulla possibile conclusione del conflitto. Invece il discorso di Trump – ascoltato da milioni di persone e analizzato in tempo reale dai trader – ha prodotto l’effetto opposto: nessuna chiarezza, anzi, un’aggressività retorica che ha allontanato l’ipotesi di una tregua. Il risultato è stato una fuga generalizzata dalle azioni, con le banche e i titoli tecnologici a pagare il prezzo più alto, e un’altrettanto generale corsa verso l’oro e le materie prime energetiche.
L’incertezza sul conflitto in Iran tiene in scacco l’euro
Non solo azioni, ovviamente. Il cambio euro/dollaro ha subito a sua volta le conseguenze di questo nuovo scenario di risk-off, con la moneta unica sotto pressione. Gli investitori, di fronte a un presidente americano che non dà segnali di disimpegno e a una guerra che si allontana da qualsiasi soluzione rapida, hanno preferito ripararsi nel biglietto verde o, come detto, nelle commodity. Blue Owl Capital e gli altri grandi fondi, che pure avevano scommesso su una stabilizzazione dei mercati dopo le ultime turbolenze, si sono trovati a dover ricalcolare le proprie posizioni. E Piazza Affari, pur avendo ridotto le perdite nel corso della giornata, resta il simbolo di una seduta nella quale la parola d’ordine è stata una sola: difesa. Nessuno, al momento, azzarda previsioni sulle prossime sedute, ma il messaggio del 2 aprile è chiaro: finché la retorica di Trump resterà questa, e finché il conflitto in Iran non mostrerà segni concreti di de-escalation, la volatilità resterà l’unica certezza.




