Il Monte dei Paschi accelera sull’integrazione di Mediobanca, attesa per il piano del 27 febbraio
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Redazione Economia
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Il consiglio di amministrazione di Banca Monte dei Paschi di Siena, riunitosi nella serata di martedì 17 febbraio, ha dato il via libera sostanziale alla piena integrazione con Mediobanca, un passaggio che era stato in realtà annunciato già da tempo ma che ora, con questa delibera, assume i contorni definitivi di un’operazione totale -7. La fusione per inCorporazione di Piazzetta Cuccia, e il conseguente delisting della merchant bank milanese, rappresentano il punto di arrivo di un’offerta pubblica di scambio conclusa a settembre, ma anche il punto di partenza per il nuovo corso del gruppo che verrà svelato agli investitori venerdì 27 febbraio -3. L’amministratore delegato Luigi Lovaglio, che con questo progetto punta a consolidare la sua posizione alla guida dell’istituto senese, ha anticipato una traiettoria di sviluppo che non si limita alla mera aggregazione contabile, ma punta a ridisegnare il perimetro delle attività, valorizzando i marchi e cercando sinergie più profonde di quanto preventivato in fase di offerta -2-5.
L’architettura della nuova Mediobanca e il ruolo di Premier
Il cuore pulsante della riorganizzazione, come emerge dalle ricostruzioni di chi segue da vicino le dinamiche finanziarie, ruota attorno a Mediobanca Premier, la ex CheBanca! guidata da Gian Luca Sichel -5. La società, che nella recente riorganizzazione voluta dall’ad Alessandro Melzi d’Eril ha visto un rafforzamento delle proprie deleghe, diventerà il veicolo tecnico per il conferimento delle attività più pregiate del gruppo -4-5. È previsto un aumento di capitale miliardario, funzionale non a raccogliere liquidità, ma a trasferire le divisioni di rate & investment banking e private banking di fascia alta — incluse le controllate estere come Messier Maris, Almapartners e Cmb Monaco — all’interno della vecchia Premier -5. Questo accorgimento, secondo quanto si apprende, permetterebbe di mantenere la licenza bancaria senza dover avviare un nuovo e dispendioso iter autorizzativo con Banca d’Italia -5.
In questo nuovo contenitore societario, che conserverà la denominazione “Mediobanca S.p.A.” pur essendo interamente controllato da Siena, confluirà anche la partecipazione strategica del 13,2% nelle Assicurazioni Generali -1-7. Una mossa, quest’ultima, che non è solo un trasferimento di quote, ma un tassello fondamentale per la costruzione di un polo finanziario integrato, dove il rapporto tra banca e assicurazione potrà essere ripensato in chiave industriale, magari dopo la scadenza naturale degli accordi che legano Mps ad altri partner assicurativi -10. Per questa specifica operazione, legata al controllo incrociato con un’assicurazione, sarà necessario richiedere alla Bce il cosiddetto “Danish Compromise”, una procedura che consente di evitare penalizzazioni patrimoniali, un passaggio che gli uffici ritengono agevole alla luce del disegno complessivo gradito a Francoforte -5.
L’assetto delle partecipazioni e delle fabbriche prodotto
Meno definito, al momento, appare invece il destino di alcune partecipazioni storiche di Mediobanca che non rientrano nel core business strategico appena delineato. Quote come il 6,55% di Rcs, il 6,8% di Italmobiliare, il 25,4% dello Ieo e il 5% di Piquadro, secondo le ricostruzioni di stampa specializzata, non sarebbero al centro dell’attenzione immediata del vertice, lasciando aperte diverse opzioni per il futuro -5.
Parallelamente, in Mps confluiranno tutte le società di asset management facenti capo a Piazzetta Cuccia. Le fabbriche prodotto come Polus Capital, Mediobanca Sgr, Mediobanca Management Company e Ram passeranno quindi sotto il controllo diretto della capogruppo senese, andando a rafforzare un comparto cruciale per la raccolta e la gestione del risparmio -5. Sul versante del credito al consumo, è prevista l’unione di Compass con Mps Consumer Finance, mentre il leasing di Selma verrà integrato nella struttura della banca -5. Rimane invece al momento nel perimetro di Siena Widiba, la banca digitale, accantonando per ora l’ipotesi di una fusione con la stessa Premier che era circolata in passato -5.
Le reazioni del mercato e le attese per il piano industriale
L’annuncio della fusione e del conseguente delisting, sebbene atteso, ha trovato un riscontro positivo tra gli operatori di Piazza Affari. Il Titolo Mediobanca, nella seduta successiva alla comunicazione del cda di Mps, ha fatto segnare un deciso balzo in avanti, superando in alcuni momenti la soglia del 7% e attestandosi in area 19,4 euro, a testimonianza di come il mercato abbia gradito la definizione di un percorso che elimina le incertezze sulla struttura futura del gruppo -1. Anche il titolo Mps ha registrato un progresso, seppur più contenuto, nell’ordine del 2% -1.
Gli analisti, chiamati a formulare le prime proiezioni, si sono concentrati sui rapporti di concambio e sulle sinergie. Sulla base dei prezzi di borsa della vigilia, il concambio implicito tra Mediobanca e Mps è stato calcolato intorno a 2,31, un valore che scuota di circa il 9% rispetto al concambio medio dell’offerta conclusa a settembre, ma che appare in linea con le medie degli ultimi mesi -1-5. L’aspetto che gli esperti di sim come Equita e Banca Akros hanno maggiormente sottolineato è la riduzione del rischio di integrazione e il rafforzamento della struttura patrimoniale, con una stima di un incremento del Cet1 di circa 45 punti base, che porterebbe il capitale di qualità primaria ben oltre il 16,5% -1. L’appuntamento clou resta però il 27 febbraio, quando Lovaglio presenterà il piano industriale: ci si aspetta allora di avere dettagli precisi sui tempi dell’integrazione, sull’entità effettiva delle sinergie, che qualcuno ipotizza possa salire dagli attuali 700 milioni a circa un miliardo, e sui livelli di remunerazione per gli azionisti nei prossimi esercizi -1-5.
La governance e le mosse dei grandi azionisti
Parallelamente alla definizione degli aspetti industriali, si muove la partita della governance. Oggi, 18 febbraio, è previsto un nuovo consiglio di amministrazione di Mps per mettere a punto la lista dei candidati per il rinnovo del consiglio stesso, un passaggio che va letto in stretta connessione con l’operazione di fusione -2. La spinta dei grandi azionisti, in particolare Francesco Caltagirone e la famiglia Del Vecchio attraverso la holding Delfin, che complessivamente controllano circa il 28% del capitale, è stata determinante per accelerare i tempi e arrivare a una definizione chiara dell’operazione, superando ogni ipotesi di mantenere Mediobanca come entità separata e quotata -10. La loro influenza, del resto, si estende anche alla stessa Mediobanca e, attraverso la partecipazione che confluirà nel nuovo veicolo, anche su Generali, creando di fatto un asse che controlla una quota rilevante del Leone di Trieste e che potrebbe in futuro orientare scelte strategiche anche in quella sede -10.




