Mediobanca, l’astensione che blocca Nagel e spiana la strada a Mps
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Redazione Economia
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L’assemblea degli azionisti di Mediobanca ha negato ieri l’autorizzazione al consiglio di amministrazione per procedere con l’offerta pubblica di scambio su Banca Generali, un’operazione che avrebbe creato un polo italiano del wealth management di prim’ordine. L’astensione di una parte significativa del capitale – la cui regia, stando alle ricostruzioni, sarebbe stata influenzata dalle pressioni del governo – ha di fatto decretato la bocciatura della proposta, lasciando Piazzetta Cuccia senza il suo progetto cardine per contrastare la controfferta di Mps.
Il governo, che non ha mai visto di buon occhio il piano di Mediobanca, caldeggia apertamente la creazione di un terzo polo bancario attraverso l’unione tra Mps – che acquisirebbe così il business commissionale della stessa Mediobanca – e Banco Bpm. Una strategia che ha condizionato pesantemente l’esito dell’assemblea, chiudendo la partita per Banca Generali e spianando involontariamente la strada alla scalata di Siena.
Sui mercati, i riflessi non si sono fatti attendere: la Borsa di Milano ha registrato un tonfo per Banca Generali, con vendite significative anche sullo stesso Mediobanca e su Mps, mentre ha tenuto bene Assicurazioni Generali. Le contrattazioni, in una seduta piatta in attesa degli interventi da Jackson Hole, hanno fotografato la delusione degli investitori per il naufragare di un’operazione dal "razionale industriale molto forte", come ha osservato Stefano Caselli, direttore della Sda Bocconi, il quale ha aggiunto che "Piazzetta Cuccia poteva diventare davvero un player di livello europeo, ma è arrivata fuori tempo massimo".




