La mezza di Torino e il record mondiale del nonno runner under 90
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Redazione Sport
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C’è un momento, ogni primavera, che trasforma il traffico torinese in un ricordo lontano: le strade si svuotano dalle auto e si riempiono di passi, respiri ed energia. È il giorno de La Mezza di Torino, manifestazione podistica tra le più attese del Nord Italia, capace di cucire addosso alla città – letteralmente – un percorso che ne attraversa il cuore, toccandone piazze e vie iconiche. Quest’anno, l’edizione ha regalato qualcosa di più di una semplice competizione: ha consegnato alla cronaca sportiva un record mondiale che profuma di leggerezza e determinazione, firmato da un novantenne di casa.
Un record che polverizza le barriere dell’età
Giuseppe Damato, classe 9 gennaio, ha da poco spento novanta candeline; eppure, ieri mattina, ha dimostrato che quel numero sulla carta d’identità è solo un dettaglio anagrafico. Ha corso la mezza maratona in 2 ore, 7 minuti e 36 secondi, polverizzando il primato mondiale della categoria over 90. Non contento, ci è riuscito a una sola settimana di distanza dalla maratona di Milano – completata per intero – dove aveva già stabilito un altro record mondiale. Il suo segreto, raccontato senza false modestie, sta in una dieta che molti definirebbero anticonvenzionale: cappuccino, biscotti, carne cruda e sei chili di frutta a settimana. Nessuna formula magica, semmai la coerenza di un runner che non ha mai smesso di mettere un piede davanti all’altro.
Vittorie africane e trionfo azzurro al femminile
La mezza – che assieme alla “Dieci” ha raccolto oltre ottomila partecipanti – aveva partenza e arrivo in piazza Vittorio Veneto, direttamente in riva al Po. Ed è stata anche una consacrazione internazionale: il kenyano Exidor Simon Duci ha completato i 21,097 chilometri in 1h03’36”, lasciandosi alle spalle il connazionale Kodgei Jakob e Francia Patrik, della Reggio Asd. Tra le donne, invece, il podio è interamente italiano: successo di Laura Restagno (Mondovì Acqua San Bernardo) in 1h23’11”, seguita da Elena Cristina Masili dell’Atletica Monterosa e da Celeste Albertino. Una doppia anima, quella della competizione, che mescola élite internazionale e storie ordinarie diventate straordinarie.
Un cuore nuovo e una medaglia che vale più del tempo
Tra gli otto mila corridori, però, c’era anche chi ha corso senza guardare il cronometro. Damiano, ad esempio, è tornato a calpestare l’asfalto dopo un trapianto, portando con sé un “cuore nuovo” e la voglia di ricominciare. Non ci sono dichiarazioni ad effetto né retorica da manuale: solo passi lunghi, il rumore del respiro e la fatica che diventa riabilitazione. L’undicesima edizione de La Mezza di Torino, organizzata da Base Running, ha così regalato due immagini speculari: da un lato il record mondiale di un novantenne che beffa il tempo, dall’altro la resilienza silenziosa di chi ha dovuto imparare di nuovo a sperare. E forse, è proprio in questo contrasto – tra un primato e una rinascita – che lo sport ritrova il suo senso più autentico, senza bisogno di sovrastrutture.




