Robert Redford, l'addio a un volto che ha definito la bellezza maschile
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Cultura e Spettacolo
-
Ci ha lasciati il 16 settembre scorso, all’età di ottantanove anni, Robert Redford, una delle figure più iconiche della storia del cinema, la cui parabola – che lo ha visto brillare sia davanti alla macchina da presa che dietro di essa, con due Premi Oscar a suggello di una carriera straordinaria – si è spenta nel suo amato Utah. La sua scomparsa non segna soltanto la fine di un’era cinematografica, ma anche quella di un uomo che ha saputo incarnare, forse per l’ultima volta, un ideale di bellezza maschile insieme solare e accessibile, forte e vulnerabile, che intere generazioni di spettatori hanno amato senza riserve.
La sua fotogenia, che la stessa Marlene Dietrich definì “a prova di proiettile”, priva di angolazioni sbagliate e capace di offrire solo nuove possibilità di contemplazione, divenne il veicolo di un’identificazione collettiva. Con i suoi capelli biondo grano e quello sguardo ferito che smuoveva un immediato senso di protezione, Redford riusciva a trasformare ogni suo personaggio in uno specchio dei desideri del pubblico. Non fu semplicemente un divo, bensì il soggetto di un’idealizzazione che trovò il suo apice sentimentale in pellicole come Come eravamo, dove la scena in cui Barbra Streisand gli scosta il ciuffo dalla fronte – gesto semplice e intimo, replicato in sogno da innumerevoli spettatrici – è divenuta emblema di un’epoca e di un modo di fare cinema.
Accanto all’indiscusso talento artistico, Redford coltivò per tutta la vita una profonda coscienza civile e un amore viscerale per l’ambiente, valori che lo portarono a scegliere una vita lontana dai riflettori hollywoodiani. Trasformò la sua tenuta nello Utah, acquistata pezzo dopo pezzo a partire dagli anni Sessanta, in un avamposto di sostenibilità all’avanguardia, alimentata da pannelli solari e dedita alla raccolta dell’acqua piovana, all’agricoltura biologica e al compostaggio. Quel ranch, immerso tra le rosse rocce del canyon e i profumati pini, non fu solo la sua casa ma il riflesso concreto di un’etica personale che ha sempre preferito i fatti alla retorica




