Trump a Camp David riunisce il team sicurezza: “O l’Iran firma l’accordo o cesserà di esistere”

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   «Ora devo prendere una decisione: o l’Iran firma l’accordo, oppure cesserà di esistere». Donald Trump ha pronunciato queste parole alla Casa Bianca, prima di partire per il Texas, rispondendo ai giornalisti che lo incalzavano sui colloqui con Teheran. Il presidente americano non ha usato mezzi termini neppure sul tentato dirottamento del volo FlyDubai, lasciando intendere che, qualora venisse confermato un coinvolgimento iraniano, gli Stati Uniti colpirebbero «molto duramente».

La sua amministrazione, nel frattempo, continua a muoversi su un doppio binario: da un lato la minaccia militare, dall’altro la ricerca di una via negoziale che appare sempre più stretta.

La riunione segreta a Camp David

Mentre Trump parlava ai cronisti, i principali membri del suo team per la sicurezza nazionale si riunivano in gran segreto a Camp David. Secondo quanto riferito da tre fonti informate ad Axios, il vicepresidente JD Vance ha presieduto l’incontro, durato diverse ore, a cui hanno partecipato il segretario di Stato Marco Rubio, il segretario alla Difesa Pete Hegseth, l’inviato speciale Steve Witkoff, il direttore della CIA John Ratcliffe e il capo dello Stato Maggiore congiunto, il generale Dan Caine.

«Si sono prese delle decisioni, o quantomeno si è discusso a fondo della questione», ha spiegato una delle fonti, riferendosi sia al conflitto con Teheran sia agli scontri tra Arabia Saudita e Houthi in Yemen. Una riunione dal carattere insolito, non annunciata dalla Casa Bianca, che secondo Axios non si verificava in questa forma da giugno 2025, pochi giorni prima che Israele entrasse in guerra contro l’Iran.

Il contenzioso sul dirottamento FlyDubai

Sul fronte diplomatico, la tensione si intreccia con le indagini sul volo FlyDubai diretto a Tel Aviv. Il Wall Street Journal ha riferito che il co-pilota di origine omanita, autore dell’aggressione al comandante, era stato in precedenza interdetto al volo dalle autorità del suo Paese. L’uomo avrebbe usato un’ascia di emergenza per ferire il capitano e tentare di prendere il controllo dell’aereo, che ha perso quota per circa 14.000 piedi prima che alcuni passeggeri e altri piloti presenti a bordo riuscissero a bloccarlo. L’aereo è atterrato in sicurezza a Tabuk, in Arabia Saudita.

Teheran ha respinto con fermezza ogni accusa di coinvolgimento, definendo le accuse una «false flag» costruita su prove fabbricate. La magistratura degli Emirati Arabi Uniti, che sta conducendo le indagini, ha parlato di un tentativo di «atto terroristico».

Lo stallo negoziale e il rafforzamento militare

Sul tavolo dei negoziati, la distanza tra le parti resta ampia. Trump ha respinto l’ultima proposta iraniana, che prevedeva la riapertura dello Stretto di Hormuz in cambio della fine del blocco navale, definendola inaccettabile. Washington insiste sulla necessità di affrontare la questione nucleare come precondizione per qualsiasi intesa. L’Iran, dal canto suo, chiede il rispetto del memorandum d’intesa siglato a giugno, che prevedeva la revoca delle sanzioni sul petrolio e lo sblocco dei fondi congelati. Mentre la diplomazia segna il passo, il Pentagono ha dispiegato circa 9.000 militari aggiuntivi nella regione, con l’obiettivo di portare a tre i gruppi d’attacco delle portaerei entro la fine di ottobre. Il segretario del Consiglio supremo di sicurezza nazionale iraniano, Mohsen Rezaei, ha replicato alle minacce di Trump sostenendo che «la realtà è plasmata dall’Iran, con il suo popolo, i suoi soldati e i suoi missili».

L’attacco israeliano a Gaza City

Nelle prime ore di sabato, un raid aereo israeliano ha colpito un edificio residenziale nel quartiere Rimal di Gaza City, causando la morte di cinque persone. Tra le vittime, secondo quanto riferito dal personale medico dell’ospedale al-Shifa, ci sono quattro donne, tra cui un’anziana cristiana e sua figlia, e un giovane. L’attacco, avvenuto senza preavviso mentre i residenti dormivano, ha distrutto diversi piani del palazzo al-Asala.

Le forze armate yemenite hanno nel frattempo dichiarato di aver intercettato e abbattuto droni esplosivi Houthi sopra Aden, la capitale provvisoria, prima che potessero colpire aree civili, assicurando di mantenere lo stato di massima allerta.

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