Burnham vince a Makerfield e sfida Starmer: il “re del Nord” pronto alla marcia su Londra

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La vittoria schiacciante di Andy Burnham alle elezioni suppletive di Makerfield ha riaperto i giochi nel Partito Laburista, proiettando il sindaco di Manchester verso una sfida che potrebbe cambiare le sorti del governo di Keir Starmer. Con il 55% dei voti e un margine di oltre novemila preferenze sul candidato di Reform UK, Robert Kenyon, Burnham ha trasformato quella che doveva essere una semplice riconquista di un seggio sicuro in un plebiscito personale, un messaggio chiaro e inequivocabile rivolto al proprio partito e al premier in carica.

L’affluenza, pari al 58,8%, ha superato quella delle politiche del 2024, segno di un interesse eccezionale e della consapevolezza, da parte degli elettori, del peso politico di questa tornata elettorale.

La vittoria che ridisegna gli equilibri del Labour

Il risultato di Makerfield è un terremoto politico che sfida le logiche nazionali, in un momento in cui il Labour, nei sondaggi, arranca e si trova appaiato ai Conservatori, mentre Reform UK, con il 24%, vanta un vantaggio significativo. Contro questa tendenza, Burnham ha ottenuto un risultato che definire storico è quasi riduttivo: ha incrementato la percentuale di voto del partito di dieci punti rispetto al 2024, in un collegio dove Reform UK era data in forte ascesa.

La sua affermazione è stata talmente netta da spingere i suoi sostenitori, tra cui l’ex ministro Louise Haigh, a chiedere a Starmer una “transizione ordinata e gestita” del potere, auspicando che il premier possa fare un passo indietro per il bene del partito e del paese. L’alleato di lungo corso ha definito la vittoria come un “momento di svolta”, sottolineando come i cittadini abbiano scelto la speranza contro la divisione.

Le parole di Burnham e il messaggio al partito

Nel suo discorso della vittoria, Andy Burnham non ha usato mezzi termini, lanciando un avvertimento ai vertici del partito che risuona come un vero e proprio ultimatum: “Questa è l’ultima occasione per cambiare, non ci sarà una seconda possibilità”. Un messaggio che riecheggia il malcontento raccolto durante la campagna elettorale, quella che lui stesso ha definito una “prova generale” per il cambiamento che il paese, e in particolare il Nord dell’Inghilterra, chiede a gran voce.

Burnham ha voluto smarcarsi dalle accuse di voler usare il seggio come un semplice trampolino di lancio, dichiarando che Makerfield sarà per lui una “pietra di paragone”, un simbolo della lotta contro l’alienazione delle periferie rispetto al potere decisionale di Londra.

Le regole della sfida e la posizione di Starmer

La strada per la leadership, tuttavia, è ancora in salita. Per innescare un confronto ufficiale, Burnham avrebbe bisogno del sostegno scritto di almeno 81 deputati laburisti. Un traguardo che, secondo molti osservatori e gli stessi deputati, appare ormai alla portata del “re del Nord”, tanto che si parla sempre più insistentemente di una possibile “incoronazione”, simile a quella di Gordon Brown nel 2007.

Dall’altro lato, Keir Starmer, forte del suo ruolo di premier e della sua posizione automatica nel ballottaggio in caso di sfida, ha ribadito con fermezza la sua intenzione di non mollare, dichiarando di essere pronto a combattere per mantenere il suo posto. Un atteggiamento che, secondo molti, rischia di gettare il partito in una guerra interna, esattamente ciò che gli elettori avevano punito nei conservatori.

Un futuro da settimo premier in dieci anni

La partita tra Burnham e Starmer si prospetta quindi come un duello epocale, destinato a decidere non solo il futuro del Labour, ma l’intero equilibrio politico del Regno Unito. Con i laburisti alle prese con un’impopolarità crescente e un elettorato che sembra aver perso la fiducia nelle istituzioni, la sfida si consuma su un terreno politico infuocato, dove il carisma del “sindaco del Nord” si contrappone alla resilienza di un primo ministro assediato.

Lo scenario che si profila è quello di un paese che, in caso di successo di Burnham, si troverebbe ad avere il settimo premier in dieci anni, un’instabilità che richiama alla mente le fasi più convulse della storia politica italiana. La posta in gioco è altissima, e le prossime settimane saranno cruciali per capire se la marcia su Londra di Andy Burnham si concluderà con un assalto vittorioso o con un assedio che rischia di logorare definitivamente il partito al governo.

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