Russia e Cina bloccano all'Onu il rinnovo del panel di esperti sulle sanzioni all'Iran
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Redazione Esteri
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Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite non ha adottato la risoluzione redatta dagli Stati Uniti che avrebbe prorogato di un anno il mandato del gruppo di esperti incaricato di monitorare le sanzioni reintrodotte contro l'Iran per il suo programma nucleare. Russia e Cina hanno esercitato il diritto di veto, impedendo l'approvazione del testo con undici voti favorevoli, due contrari e due astensioni. Il provvedimento mirava a estendere fino a settembre 2027 le attività del panel che supporta il Comitato per le sanzioni istituito dalla risoluzione 1737.
Alla base del blocco c'è una divergenza sull'interpretazione del meccanismo di «snapback», la clausola che consente di riattivare automaticamente le misure restrittive in caso di violazione dell'accordo sul nucleare del 2015. Francia, Germania e Regno Unito avevano attivato la procedura, sostenendo che il ripristino fosse pienamente efficace. Per Mosca e Pechino, invece, la risoluzione 2231 che aveva avallato l'intesa è scaduta il 18 ottobre 2025, determinando la cessazione del regime sanzionatorio e dei suoi organi sussidiari.
Il rappresentante cinese all'Onu, Fu Cong, ha dichiarato che forzare il ripristino delle sanzioni avrebbe minato l'unità e la credibilità del Consiglio, ostacolando gli sforzi diplomatici. L'ambasciatore russo Vassily Nebenzia ha definito la misura «profondamente viziata e priva di qualsiasi base giuridica», accusando Washington di aver scelto la strada dello scontro invece del dialogo.
Nonostante l'autorizzazione formale risalente a un anno fa, il gruppo di esperti non è mai entrato in funzione: il Segretario generale delle Nazioni Unite aveva proposto i nomi dei componenti, ma la mancata intesa tra i membri del Consiglio ha impedito ogni nomina. Il Comitato 1737 è rimasto parimenti paralizzato, senza un presidente designato.
La vice ambasciatrice statunitense Jennifer Locetta ha sostenuto che l'assenza di un panel indipendente priva il Consiglio della sua principale fonte di informazioni imparziali sulle violazioni delle sanzioni, creando un vuoto che avvantaggia solo l'Iran e quanti traggono profitto dall'elusione delle misure restrittive. Ha inoltre ricordato che dinamiche analoghe si sono verificate in passato con la fine del monitoraggio sulle sanzioni alla Corea del Nord e con le difficoltà nella nomina degli esperti per Yemen e Repubblica Centrafricana.
La missione iraniana presso le Nazioni Unite ha espresso gratitudine a Russia e Cina per aver impedito quello che ha definito «l'ennesimo tentativo cinico degli Stati Uniti e dei loro alleati di abusare del Consiglio di Sicurezza per i propri fini politici». Il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf, sul suo account X, ha scritto che «l'ordine unipolare in cui una parte strappava concessioni con la forza e la coercizione è finito», elogiando il veto come difesa del multilateralismo e dello stato di diritto.
Sul fronte finanziario, il Dipartimento del Tesoro e il Dipartimento di Stato americani hanno annunciato sanzioni contro due società, BitBank e la Pishtaz Simorgh Electronic Trade Co., e contro tre associati dell'ex amministratore delegato di BitBank, Babak Zanjani, già colpito da misure restrittive. Le accuse riguardano il ruolo svolto nel consentire a entità iraniane sanzionate di accedere illegalmente al sistema finanziario internazionale.
La decisione del Consiglio di Sicurezza si inserisce in un quadro di crescente preoccupazione per la trasparenza del programma nucleare iraniano. Da giugno 2025, quando Israele e Stati Uniti colpirono siti nucleari iraniani, gli ispettori dell'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica non hanno più potuto verificare lo stato delle scorte di uranio arricchito
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