La Bce si prepara ad alzare i tassi, la lezione del 2011 e l’effetto Iran

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Economia Redazione Economia   -   La pausa decisa dalla Banca centrale europea nel consiglio direttivo del 30 aprile, quella che ha lasciato il costo del denaro fermo al 2%, potrebbe rivelarsi più breve del previsto. Sebbene i banchieri di Francoforte abbiano scelto per il momento di restare in attesa, come loro stessi hanno ammesso, la possibilità di un rialzo è già stata discussa intorno a quel tavolo; la vera variabile d’arresto, quella che frena la mano agli istituti di credito, risiede ancora una volta negli effetti di una guerra che infiamma il Medio Oriente. L’obiettivo dichiarato di questa sospensione, tuttavia, non è solo quello di raccogliere più dati, ma anche quello di evitare un errore clamoroso: replicare quella mossa affrettata del 2011, voluta dall’allora presidente Jean-Claude Trichet, che molti analisti indicano come un boomerang per l’economia dell’epoca.

La fotografia scattata da Cipollone a Milano

A gettare benzina sul fuoco delle speculazioni è stato un intervento chiarissimo di Piero Cipollone, membro del comitato esecutivo della Bce, il quale ha scelto il palco del Festival dello Sviluppo Sostenibile 2026 a Milano per lanciare l’allarme. Secondo le sue parole, che citano testualmente il discorso, l’economia europea «sembra discostarsi dallo scenario di base delle proiezioni di marzo, accrescendo la probabilità che si renda necessario un aggiustamento dei tassi». Cipollone, che solitamente si occupa del dossier dell’euro digitale, ha fatto un’eccezione uscendo dal seminato per parlare di crisi reale, ed è stato molto diretto nel quantificare il disastro.

L’impatto della guerra in Iran e delle conseguenti tensioni sull’offerta mondiale di petrolio, ha spiegato, è superiore a quello registrato complessivamente nelle grandi crisi energetiche del 1973, del 1979 e persino del 2022 messe insieme. La sua analisi, supportata dai dati forniti dalla task force, è impietosa: si stima una contrazione netta dell’offerta di circa 12 milioni di barili al giorno, un -11% rispetto al periodo precedente il conflitto, e nonostante il reindirizzamento dei flussi e l’uso delle riserve strategiche, il ripristino delle forniture richiederà tempi lunghissimi a causa dei danni subiti dagli impianti.

Rischi concreti per l’economia e per i consumi

Se da un lato i prezzi del gas mostrano un aumento più contenuto rispetto allo choc del 2022, dall’altro l’impennata del greggio sta già facendo sentire i suoi effetti pesanti sull’inflazione, che ad aprile ha toccato una soglia critica. Quello che preoccupa Cipollone, però, è la trasmissione di questo trauma al tessuto produttivo europeo. L’aumento dei prezzi, esacerbando l’incertezza, rischia di comprimere i redditi reali e penalizzare la domanda interna, che fino a ieri era stato il motore principale della ripresa dell’area euro.

Ci sono poi due aspetti ancora più allarmanti: il primo riguarda le scorte di carburante. L’Europa, avverte il banchiere, potrebbe esaurire le riserve di cherosene per l’aviazione entro la fine di maggio, con il concreto rischio di restrizioni alla produzione simili a quelle vissute durante la pandemia. Il secondo tocca il credito: le banche, già in allerta, stanno diventando più restrittive nell’erogazione dei prestiti alle imprese, un comportamento endogeno che di fatto anticipa la stretta della Bce. A marzo, i costi medi dei nuovi finanziamenti alle aziende sono già saliti di 8 punti base, attestandosi al 3,59%, un segnale che il mercato si sta autoregolando in previsione del peggio.

La lezione mai dimenticata del 2011

In questo clima di psicosi, Francoforte guarda con ossessione allo specchietto retrovisore. La decisione di restare fermi il 30 aprile è figlia di un trauma specifico: l’aumento dei tassi operato nel 2011 sotto la presidenza di Jean-Claude Trichet. All’epoca, nonostante la crisi dei debiti sovrani fosse già iniziata, la Bce strinse i cordoni per paura dell’inflazione, salvo poi rendersi conto di aver affondato l’economia in una recessione più profonda del previsto. Oggi, sebbene la situazione sia completamente diversa (allora si combatteva un debito sovrano, oggi uno shock energetico bellico), la paura di commettere un “errore tecnico” affrettato paralizza i falchi dell’Eurotower. Cipollone stesso ha accennato a questo rischio, sottolineando che la risposta dipenderà dalla capacità delle imprese di determinare i prezzi; un’economia più resiliente darebbe spazio agli aumenti salariali, mentre un crollo della domanda li annullerebbe.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.