Rapina al Vomero, il buco è stato chiuso ma per i derubati si apre un’altra voragine legale

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   La cronaca, come spesso accade, si era già ampiamente nutrita della spettacolarità del colpo: i tunnel scavati con perizia quasi ingegneristica nel sottosuolo di piazza Medaglie d’Oro, la fuga nella rete fognaria che sapeva di film, e quell’alone di mistero intorno alla “banda del buco” capace di eludere ogni vigilanza. Ebbene, quella parabola sotterranea, lunga una dozzina di metri, è stata ufficialmente sigillata. I tecnici dell’ABC, supportati da ditte specializzate, hanno completato le operazioni di somma urgenza per “tombare” il cunicolo, utilizzando una miscela cementizia a rapido consolidamento per restituire stabilità al terreno e sicurezza a uno snodo cruciale del quartiere. Un intervento dal costo stimato di circa diciassettemila euro, una cifra che, se paragonata ai danni patrimoniali subiti dai risparmiatori, rappresenta nulla più che una voce secondaria nel bilancio di questa vicenda.

Perché se dal punto di vista urbanistico la voragine è stata riempita, per gli ottanta o cento titolari delle cassette di sicurezza prese d’assalto si apre ora una voragine molto più complessa e, temono gli addetti ai lavori, infinitamente più estenuante. Il problema, credetemi, non è solo il valore dei beni sottratti – che può spaziare da documenti personali insostituibili a contanti o gioielli – ma l’onere della prova. In casi come questi, la legge italiana e le condizioni contrattuali del credito cooperativo pongono il cliente di fronte a un paradosso amaro: si deve chiedere il risarcimento per ciò che non ha più, dovendone però dimostrare l’esistenza e il valore. Una sfida quasi impossibile, che trasforma la vittima di una rapina in un investigatore di se stesso, chiamato a ricostruire una fotografia del proprio patrimonio spesso priva di scontrini o documentazione ufficiale.

L’onere della prova e il silenzio delle volte blindate

L’assenza delle videocamere all’interno del caveau – protetto per privacy – rappresenta il primo ostacolo insormontabile. La banca, da parte sua, opporrà presumibilmente le clausole contrattuali che limitano la propria responsabilità in caso di eventi straordinari, lasciando ai depositanti la sola via dell’assicurazione. Inizia così una fase lunga e tecnica, nella quale ogni singolo danneggiato dovrà documentare il danno, difendersi dalle obiezioni della propria compagnia assicurativa e, se il gioco non vale la candela, confrontarsi con l’Arbitro Bancario Finanziario o addirittura con un giudice ordinario. Una giungla burocratica che rischia di dissanguare psicologicamente chi ha già subito il furto, in un processo dove spesso la spesa legale supera il valore del maltolto.

Il “Doge” e quella primatistica del crimine rivendicata a distanza di decenni

In questo contesto di disagio sociale e sfiducia negli istituti di credito, fa capolino la voce dissonante di Giampaolo Manca, l’ex esponente di spicco della Mala del Brenta soprannominato il “Doge”. Uscito dopo trentasette anni di carcere (segnato nel volto da quel tempo perduto e da una missione di pace che lo porta oggi tra i banchi di scuola o accanto ai bambini autistici), Manca ha osservato la vicenda napoletana con lo sguardo critico di chi quei tunnel li ha inventati quarant’anni fa nel Nordest. “Le bande napoletane sono professionisti – ha dichiarato in un recente approfondimento – ma noi al Nord scavavamo gallerie già negli anni Ottanta”.

Una sorta di rivendicazione della paternità tecnica del colpo, che Manca utilizza però per smontare il mito dell’eroe criminale. Secondo la sua versione, le armi impiegate nella rapina al Vomero potevano essere tranquillamente giocattoli: “Chi è un vero professionista vuole sparare il meno possibile, per evitare l’ergastolo”. Lo stesso uomo che da ragazzo rubò il motoscafo ad Aristotele Onassis e che, dopo una vita di sangue (compreso un duplice omicidio per cui scontò la condanna all’ergastolo, poi ridotta), oggi si definisce un “disastro come persona” e incontra i giovani per terrorizzarli con le conseguenze della mala.

La resa dei conti (civile) nel silenzio del sottosuolo

Tornando al caso specifico di Napoli, i lavori di riempimento del tunnel – sorvegliati affinché non cedesse il manto stradale – hanno restituito la piena viabilità ai residenti di via Medaglie d’Oro. Il cantiere è stato smantellato, i mezzi pesanti hanno lasciato la piazza. Ma nei prossimi mesi, lontano dai riflettori, si consumerà la vera partita: migliaia di moduli da compilare, perizie giurate, e un numero indefinito di racconti di quei risparmi che, infilati in una scatola di metallo per paura delle banche, sono finiti nelle mani di chi quella galleria l’aveva progettata come un’autostrada verso l’impunità. La giustizia penale cercherà i responsabili, ma quella civile, per i derubati, è già iniziata in salita.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.