La prima Olimpiade di Giada D’Antonio si ferma qui: rottura del crociato in allenamento
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Redazione Sport
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Il referto è di quelli che non lasciano spazio a interpretazioni, e il verdetto, per quanto crudele possa sembrare per una ragazza di soli sedici anni, è stato formalizzato nella tarda mattinata di ieri dalla Federazione Italiana Sport Invernali. Giada D’Antonio, la più giovane componente della spedizione azzurra a questi Giochi di Milano Cortina 2026 e prima sciatrice napoletana della storia a calcare un palcoscenico olimpico, non prenderà parte allo slalom speciale in programma mercoledì prossimo. La caduta avvenuta durante una seduta di allenamento di gigante a Dobbiaco, una giornata che doveva servire per affinare la tecnica in vista degli impegni clou, si è trasformata in un incubo nel momento in cui i suoi sci, dopo un’inforcata, l’hanno tradita facendola rovinare al suolo.
La dinamica, raccontata dai primi soccorritori, è stata immediata e violenta, tanto da richiedere l’intervento tempestivo dello staff sanitario presente in pista e il successivo trasporto in ospedale per gli accertamenti strumentali del caso. La risonanza magnetica, cui l’atleta è stata sottoposta d’urgenza, ha evidenziato un trauma distorsivo al ginocchio destro, e il sospetto, purtroppo, si è subito rivelato fondato: si parla di una rottura del legamento crociato anteriore, un infortunio che nello sci ad alto livello rappresenta una sentenza di fine stagione e, in questo contesto specifico, di fine Olimpiade. Nel pomeriggio la Commissione Medica della Fisi valuterà nel dettaglio il quadro clinico, ma la sostanza non cambierà: per Giada non ci saranno altre discese in questa rassegna iridata.
Un esordio con il fiato sospeso e un talento cresciuto lontano dalle montagne
Chi l’aveva vista all’opera nella combinata a squadre di martedì scorso, in coppia con Nadia Delago, aveva intuito che il percorso di questa teenager non sarebbe stato lastricato di sole rose. In quell’occasione, fu proprio una manche di slalom a interrompersi bruscamente per un’altra inforcata, un’uscita di pista che le aveva negato la gioia di un primo piazzamento. Ma lo staff tecnico, così come i tifosi che l’hanno adottata fin dalle sue prime uscite in Coppa del Mondo a Semmering e Flachau, sapeva bene che il potenziale c’era, eccome. Bastava guardare i suoi progressi, quel sofferto centesimo di secondo che a Spindleruv Mlyn le aveva precluso l’accesso alla seconda manche per un pelo, per capire che la crescita era costante.
Il suo arrivo a questi livelli, peraltro, ha del miracoloso se si considera la provenienza geografica. Giada D’Antonio, cresciuta a San Sebastiano al Vesuvio e tesserata per lo Sci Club Vesuvio, non ha avuto la fortuna di nascere con le piste di casa sotto casa. Ha iniziato a sciare a tre anni per passione ereditata dal padre Fabio, dentista napoletano, macinando chilometri e chilometri sulle strade che portano a Roccaraso, in Abruzzo, l’unico comprensorio accessibile per chi vive alle pendici del vulcano e sogna la neve. Per anni, i viaggi in auto o in pulmino di dodici ore per raggiungere i luoghi di gara sono stati la norma, una costante che ne ha forgiato il carattere prima ancora che la tecnica.
La “Black Panther” si ferma, il quartetto dello slalom perde il suo jolly
Il soprannome “Black Panther”, datole dai compagni di squadra in omaggio alla massa di capelli ricci e al suo stile di sciata grintoso che ricordava il supereroe Marvel, resterà comunque nel cuore di chi ha seguito le sue gesta. Idolo dichiarato è la statunitense Mikaela Shiffrin, che proprio in questi giorni, incrociandola, le aveva regalato un paio di guanti in segno di incoraggiamento e stima reciproca. Un gesto che testimonia l’affetto del circo bianco nei confronti di una promessa che, nonostante la giovanissima età, aveva già dimostrato di poter competere a certi livelli.
Sul piano più strettamente tecnico e organizzativo, l’assenza di Giada lascia un vuoto nello slalom azzurro. Le porte strette non sono mai state il punto di forza della squadra italiana, e ora la responsabilità di difendere i colori azzurri ricadrà su Lara Della Mea, Martina Peterlini e sulla giovanissima Anna Trocker, con la Federazione costretta a fare a meno del quarto nome che, non essendo obbligatorio, non verrà sostituito. Per Giada D’Antonio, invece, si apre ora un capitolo completamente diverso, fatto di riabilitazione e di quel percorso chirurgico che la Commissione Medica, insieme alla famiglia, programmerà nei prossimi giorni per ricostruire un legamento spezzato e, con esso, la speranza di tornare a sfrecciare sulla neve.




