Il sogno olimpico di Giada D’Antonio si infrange a Dobbiaco: rottura del crociato e addio ai Giochi

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Redazione Sport Redazione Sport   -   L’azzurrina, che con i suoi sedici anni rappresenta non solo la più giovane dell’intera spedizione italiana ma anche la prima sciatrice campana a calcare un palcoscenico olimpico, ha riportato un trauma distorsivo al ginocchio destro con conseguente lesione del legamento crociato anteriore. L’incidente, la cui dinamica è stata ricostruita dallo staff tecnico presente in pista durante la rifinitura in vista dello slalom in programma mercoledì, è avvenuto a seguito di un’inforcata: lo sci sinistro si è sfilato regolarmente, mentre il destro è rimasto ancorato allo scarpone, creando quella leva innaturale che ha provocato la seria lesione. Immediato l’intervento dei soccorritori, e altrettanto rapido è giunto il responso degli accertamenti strumentali eseguiti presso l’ospedale di Cortina, i quali non hanno lasciato spazio a interpretazioni, decretando di fatto la fine anticipata della sua prima esperienza a cinque cerchi.

Era già accaduto, del resto, che una sfortunata inforcata le avesse negato la possibilità di lottare per una medaglia nella combinata a squadre dello scorso 10 febbraio, quando in coppia con Nadia Delago la sua manche era durata lo spazio di poche porte. Un esordio amaro, quello, che la giovane atleta dello Sci Club Vesuvio sperava di riscattare tra i pali stretti dello slalom speciale. Invece il destino, beffardo, le ha riservato un colpo ben più duro, mettendo fine alla sua stagione e, soprattutto, al sogno coltivato fin da bambina quando, all’ombra del Vesuvio, seguiva il padre Fabio, dentista napoletano con la passione per la montagna, sulle piste abruzzesi di Roccaraso. Trasferte interminabili, viaggi in auto di dodici ore e la determinazione di chi ha dovuto abbattere barriere geografiche che per i coetanei delle regioni alpine nemmeno esistono, per emergere fino a guadagnarsi la convocazione in nazionale.

L’esordio in Coppa del Mondo e l’incontro con le campionesse

Il suo talento, in ogni caso, non era passato inosservato ai tecnici federali, che ne avevano certificato le doti dopo un novembre folgorante, impreziosito da due vittorie in slalom Fis in Svizzera. A dicembre, poi, l’esordio in Coppa del Mondo a Semmering, un’uscita nelle prime porte che non ne aveva scalfito la fiducia, e la successiva prestazione a Spindleruv Mlyn, dove per un solo centesimo di secondo aveva mancato l’accesso alla seconda manche, lasciando dietro di sé sciatrici ben più quotate e navigatriche del circuito. Proprio quella gara, che le aveva aperto le porte dei Giochi di casa, ne aveva anche messo in luce un carattere già forgiato per i grandi palcoscenici. Un carattere che le è valso il soprannome di “Black Panther”, nato da un gioco tra compagne e ispirato all’eroe Marvel, a sottolineare l’esplosività e l’aggressività della sua sciata, una massa di ricci neri a fendere la neve.

Nel corso di queste ore difficili, non sono mancati attestati di vicinanza da parte delle veterane della squadra. Sofia Goggia e Federica Brignone, reduci peraltro la seconda da un grave infortunio dello scorso aprile e da una riparazione chirurgica del crociato che le ha comunque permesso di tornare a vincere l’oro olimpico, l’hanno voluta incontrare, strappandole un sorriso e accogliendola, con quella battuta scherzosa che solo chi ha vissuto certe esperienze può permettersi, in quel club di campionesse che dal crociato sono state costrette a ripartire. E poi l’abbraccio del suo idolo Mikaela Shiffrin, che qualche giorno fa le aveva regalato un paio dei suoi guanti, un gesto che la sedicenne di San Sebastiano al Vesuvio custodirà gelosamente. La commissione medica della Fisi valuterà ora i tempi e le modalità dell’intervento di ricostruzione del legamento, ma per il suo futuro, anche alla luce dei progressi della medicina sportiva e degli esempi illustri che l’hanno preceduta, non si profilano ostacoli insormontabili, sebbene la strada per il ritorno in pista sia lastricata di sacrifici e riabilitazione.

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