Marius Borg Høiby, la Corte d'appello di Borgarting accoglie il ricorso: nuovo processo per il figlio di Mette-Marit

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   A ventiquattro ore dal funerale di re Harald V, celebrato a Oslo il 9 settembre, arriva per Marius Borg Høiby la notizia che i suoi legali attendevano. La Corte d'appello di Borgarting ha annunciato il 10 settembre di aver accolto integralmente il ricorso presentato contro la sentenza con cui, il 15 giugno scorso, il tribunale distrettuale di Oslo lo aveva condannato a quattro anni di reclusione per due episodi di stupro, maltrattamenti nei confronti dell'ex compagna Nora Haukland, violenza e diverse violazioni di ordini restrittivi.

La decisione, presa all'unanimità, comporta un nuovo processo nel quale saranno riesaminati sia il giudizio sulla colpevolezza sia l'entità della pena, oltre alle richieste di risarcimento avanzate dalle parti offese.

Le accuse contestate e i capi d'imputazione

Il trentottenne, nato da una precedente relazione di Mette-Marit e cresciuto nell'ambiente reale fin dall'età di quattro anni dopo il matrimonio della madre con l'allora principe Haakon, non fa parte della Casa Reale norvegese e non detiene alcun titolo ufficiale. Nel processo di primo grado, svoltosi tra il 3 febbraio e il 19 marzo, ha dovuto rispondere di 38 capi d'accusa complessivi, fra cui quattro episodi di stupro.

È stato assolto da due di essi, quello avvenuto alle isole Lofoten e quello in un hotel di Oslo, mentre è stato riconosciuto colpevole per i due casi in cui le vittime, secondo i giudici, si trovavano in stato di sonno o di alterazione tale da non poter prestare consenso. In particolare, il primo episodio risale al 2018 e sarebbe avvenuto nel seminterrato della residenza di Skaugum durante una festa, il secondo al marzo 2024 dopo un after-party. Le prove video hanno avuto un ruolo centrale nella valutazione dei giudici, che hanno potuto verificare lo stato di passività delle donne coinvolte.

Per gli altri due casi, invece, i dubbi sono rimasti tali da impedire una condanna. L'accusa aveva chiesto sette anni e sette mesi di reclusione, mentre la difesa puntava all'assoluzione dalle accuse più gravi e a una pena non superiore ai diciotto mesi per i reati ammessi.

La posizione della difesa e dell'accusa

Petar Sekulic, legale del condannato, ha commentato la decisione definendola "come previsto" e ha aggiunto che la Corte d'appello "evidentemente non è stata d'accordo con la valutazione delle prove operata dalla procura". La difesa sostiene da sempre l'estraneità del proprio assistito rispetto ai tre capi contestati, mentre il pubblico ministero Sturla Henriksbø ha dichiarato che il quadro probatorio era "molto solido" e che non ravvisava la necessità di un nuovo dibattimento.

La procura, che aveva chiesto il rigetto del ricorso, ha comunque annunciato che chiederà una revisione della pena, ritenuta troppo lieve rispetto alla gravità dei fatti accertati. Il processo d'appello, per il quale non è ancora stata fissata una data, dovrebbe durare circa quattro settimane e verosimilmente tenersi non prima del 2027. Secondo il magistrato, il nuovo giudizio si baserà "su prove sostanzialmente identiche" a quelle già esaminate in primo grado.

Gli arresti domiciliari a Skaugum

Dopo la condanna di giugno, Høiby ha ottenuto di poter scontare la misura cautelare agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico presso la residenza reale di Skaugum, dove risiede in una dependance separata dall'abitazione principale. La concessione aveva suscitato polemiche in Norvegia, con il quotidiano Se og Hør che aveva parlato di "arresti domiciliari di lusso" e aveva descritto la disponibilità di palestra, piscina e ampi spazi esterni.

La procura aveva motivato la decisione con il rischio di contatti con una delle vittime e con la necessità di evitare violazioni degli ordini di allontanamento. Høiby ha ricevuto un permesso speciale per partecipare alle esequie del sovrano scomparso il 28 agosto all'età di 89 anni, presentandosi in cattedrale al fianco delle cugine e senza unirsi al corteo funebre che aveva accompagnato il feretro dal Palazzo Reale.

Nel corso del processo di primo grado, l'ex compagna Nora Haukland, unica querelante a non aver chiesto l'anonimato, aveva deposto raccontando episodi di aggressioni fisiche e verbali, affermando di essere stata afferrata per il collo e di aver vissuto la relazione in uno stato di continua tensione. Il suo avvocato, Heidi Reisvang, ha dichiarato che le assistite sono "dispiaciute" per la decisione della Corte, pur essendo preparate a questa eventualità, e che il nuovo procedimento comporterà "un enorme ulteriore carico" per le persone coinvolte.

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