L'oro tocca nuovi massimi, trainato dalle tensioni commerciali e dalle attese sulla Fed

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Redazione Economia Redazione Economia   -   I metalli preziosi confermano la loro fase di straordinario vigore, con l'oro che continua a infrangere ogni precedente soglia e si porta stabilmente oltre i 4.200 dollari l'oncia, mentre l'argento, non da meno, consolida una quotazione superiore ai 52 dollari, prolungando quel robusto slancio rialzista che lo caratterizza. Questa impennata, che si inserisce in un contesto già fortemente positivo – si pensi che i future sull'oro hanno registrato un guadagno di circa il 13% in un solo mese e di quasi il 58% su base annua –, trae alimento da un duplice motore: da un lato, le rinnovate frizioni commerciali tra Stati Uniti e Cina, con l'annuncio di nuovi dazi, che spingono gli investitori verso asset rifugio; dall'altro, le sempre più concrete aspettative di una prossima sterzata nella politica monetaria della Federal Reserve, i cui funzionari hanno iniziato a segnalare la possibilità di un alleggerimento dei tassi di interesse, un movimento che, se concretizzato, eroderebbe il valore del dollaro, il quale ha già mostrato segni di cedimento, scivolando dello 0,2% sull'euro.

Il contesto macroeconomico e le mosse della Fed

Alle spalle di questa rimonta dei metalli, che brilla di luce propria in un panorama finanziario incerto, vi è un mercato del lavoro statunitense il quale, dopo una lunga fase di resistenza, comincia a esibire segnali di crescente debolezza, offrendo alla banca centrale statunitense lo spazio di manovra per considerare un cambio di rotta dopo un prolungato ciclo di restringimento monetario. È noto, d'altronde, come durante gli anni della pandemia, tra il 2020 e il 2021, la Fed, sotto la guida di Jerome Powell, abbia implementato misure di stimolo senza precedenti, arrivando a raddoppiare le dimensioni del proprio bilancio, da 4,5 a 9 trilioni di dollari, un'operazione che ha innescato la più alta inflazione dagli anni Settanta e che ora, con il presidente Donald Trump alla Casa Bianca, potrebbe essere seguita da una nuova fase di politica accomodante.

La domanda di asset tangibili

In uno scenario del genere, caratterizzato da una persistente svalutazione delle valute cosiddette fiat, gli asset a offerta limitata, come appunto l'oro e l'argento, tornano a catalizzare un interesse massiccio da parte di coloro che cercano di preservare il proprio capitale. La domanda di beni tangibili, considerati un riparo sicuro dall'erosione del potere d'acquisto, si riaccende con forza, spingendo i prezzi verso livelli che, fino a pochi mesi fa, sembravano irraggiungibili. L'impennata non è, quindi, un episodio isolato ma la logica conseguenza di un insieme di fattori, alcuni dei quali strutturali, che convergono nel dare fiducia agli operatori.

Le dinamiche dei mercati e le prospettive

La forza dimostrata dall'argento, che spesso accompagna e talvolta supera le performance dell'oro, è un ulteriore indicatore di un sentiment di mercato favorevole all'intera categoria dei metalli preziosi. Le tensioni geopolitiche, con le nuove barriere commerciali che rischiano di alterare gli equilibri globali, forniscono soltanto l'ultimo, potente catalizzatore a un rally che affonda le sue radici in una liquidità immessa nel sistema in quantità eccezionali e che ora, di fronte al possibile indebolimento del biglietto verde, trova nuova linfa. Se ne vedono già alcuni, degli effetti, con il dollaro che cede terreno e i metalli che, al contrario, accumulano valore, scrivendo pagine di record nei listini di tutto il mondo.

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