Il cinema italiano tiene botta nel 2025, trainato da Zalone e dal Natale
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Il respiro del cinema in sala, che molti davano per affannoso, ha trovato nel 2025 una ritrovata regolarità, mostrando un settore capace di stabilizzarsi su livelli post-pandemici seppur lontani dai fasti del passato. I dati Cinetel, raccolti da un campione rappresentativo di sale su tutto il territorio nazionale, dipingono un quadro di sostanziale tenuta, dove un finale d'anno esplosivo ha compensato fasi più stentate, regalando al box office complessivo un lieve segno positivo. Gli incassi totali, che sfiorano i 497 milioni di euro, e i quasi 68,4 milioni di biglietti staccati, infatti, si allineano con quanto visto nel 2024 e nel 2023, confermando una plateau di mercato che, se da un lato fatica a decollare verso nuove vette, dall'altro sembra aver arginato il declino. Il confronto con l'epoca pre-Covid, però, rimarca le ferite ancora aperte della filiera: rispetto alla media del triennio 2017-2019, il calo è infatti sensibile, arrivando a un -16,1% sui ricavi e a un preoccupante -25,7% sul numero di spettatori che varcano le porte delle multisale.
Il trionfo del prodotto nazionale
A illuminare il panorama annuale, in modo quasi abbagliante, è stato il cinema italiano, che ha saputo ritagliarsi uno spazio vitale conquistando oltre il 32% del mercato interno. Una performance, quella dei film nazionali e delle coproduzioni a stelle e strisce, che non si limitava a una presenza decorativa ma si è imposta come vero e proprio motore trainante, contribuendo per 162,4 milioni di euro al bottino complessivo. Questo dato, che equivale a una crescita a doppia cifra rispetto all'anno precedente, racconta di un pubblico domestico che, in determinate occasioni, riconosce e premia la narrazione autoctona, eleggendola a fenomeno di costume e di grande aggregazione. Non a caso, quattro pellicole su dieci tra quelle più viste portavano la firma del nostro paese, un segnale di vitalità che ha permesso di contenere l'egemonia statunitense, la quale, pur restando al primo posto per ricavi, ha registrato una flessione significativa.
Il ruolo del campione
In questo contesto, la figura dell'attore e regista pugliese è risultata determinante, catalizzando da sola una fetta enorme di pubblico e generando un indotto di entusiasmo e di incassi che ha riverberato i suoi effetti sull'intero esercizio. Il suo ultimo film, uscito nel periodo natalizio, ha agito come un potente magnete, attirando nelle sale quelle famiglie e quel pubblico generalista che sembravano essersi allontanati, dimostrando come il fenomeno dell'evento cinematografico collettivo non sia affatto scomparso ma attenda solo la giusta scintilla per riaccendersi. Quel successo, che ha dominato le classifiche per settimane, è stato il perno attorno al quale ha ruotato la ripresa del finale d'anno, trasformando un andamento altalenante in un bilancio complessivamente positivo e restituendo fiduria agli operatori del settore.
La sfida della normalizzazione
Al di là del singolo, pur eccezionale, evento trionfale, l'anno che si è chiuso delinea una nuova normalità per l'esperienza della visione in sala, caratterizzata da numeri consolidati ma anche da abitudini di consumo profondamente mutate. La distanza dalla media pre-2020, infatti, non è ascrivibile soltanto agli strascichi della pandemia, ma riflette cambiamenti strutturali nelle modalità di intrattenimento delle persone, che oggi dispongono di un ventaglio di alternative pressoché infinito. La sfida, per il futuro, non sarà quindi soltanto quella di produrre occasionali blockbuster in grado di richiamare le folle, quanto piuttosto di costruire un'offerta costante e differenziata che sappia riconquistare, mese dopo mese, la frequentazione abituale di una parte di quel pubblico che sembra essersi perso per strada, incoraggiandolo a riscoprire il valore irripetibile della sala buia.




