Dopo il buio splende sempre il sole: Marco Schwarz torna alla vittoria sulla Gran Risa

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Redazione Sport Redazione Sport   -   A due anni esatti dall’ultimo successo, un lasso di tempo segnato dalla riabilitazione e dall’ombra lunga dell’infortunio occorso sulla pista Stelvio di Bormio, Marco Schwarz ha riconquistato la luce del podio più alto. Il polivalente sciatore austriaco, la cui carriera aveva subito una brusca interruzione, ha imposto la sua legge nel gigante di Alta Badia, disciplina che, non a caso, aveva regalato a molti la sua ultima perla prima dello stop forzato. Il dominio di Marco Odermatt, che proprio in questa sede aveva costruito serie storiche di vittorie, si è infatti interrotto, relegando il grande favorito a una posizione di rincalzo, il nono posto, a più di un secondo e mezzo dal vincitore. Schwarz, che nell’attesa aveva comunque mantenuto una competitività acuta come dimostra il recente piazzamento di Campiglio, ha gestito con fredda determinazione una seconda manche insidiosa, trasformando la pressione in un ritmo impeccabile e in un sorriso liberatorio al traguardo.

Il dominio austriaco e il ritorno di un protagonista

Quella che si è consumata sulla neve preparatissima della Gran Risa è stata, a tutti gli effetti, una festa per lo sci austriaco. Sul podio, affianco a Schwarz, sono saliti infatti Lucas Pinheiro Braathen, reduce dal ritiro e ora di nuovo in gara sotto una diversa bandiera, e Stefan Brennsteiner, il quale, oltre al terzo posto, ha avuto la soddisfazione di riprendersi la maglia rossa di leader della Coppa del Mondo di specialità. Un abbraccio carico di significato, quello tra i tre, ha suggellato un momento di pura gioia sportiva, lontano dalle polemiche e carico di significato personale per ciascuno. “Amo l’Italia, è un grande podio qui”, ha commentato Braathen, mentre Brennsteiner poteva celebrare il doppio successo. Di loro, e degli altri compagni di squadra, si è parlato molto, dal momento che dei primi quindici classificati ben molti portavano sulla tuta i colori dell’Austria.

La corsa e i distacchi significativi

Il margine costruito da Schwarz, che è risultato imprendibile per l’intero lotto di partecipanti, è stato netto: sessantaquattro centesimi di vantaggio sul secondo, l’americano River Radamus, e sessantasette sul terzo, Brennsteiner. Numeri che raccontano di una superiorità tecnica manifesta, costruita in una prima manche di grande qualità e conservata, non senza qualche momento di apprensione, nella discesa decisiva. Dietro di loro, altri hanno giocato parti di rilievo, come il norvegese Timon Haugan, che ha chiuso quarto, o lo stesso Braathen, staccato di poco più di nove decimi. L’attenzione, inevitabilmente, si è però spostata su chi non è riuscito a lottare per le posizioni di vertice: Odermatt, evidentemente in difficoltà, e Henrik Kristoffersen, preceduto dallo svizzero, hanno offerto un panorama inatteso nella lotta per il gigante di Coppa del Mondo.

La prova italiana e lo scenario di gara

Per la spedizione azzurra, l’appuntamento con la Gran Risa ha riservato un bilancio complesso, nel quale si è distinta la prestazione di Alex Vinatzer. L’atleta di Val Gardena, unico italiano a scendere in gara tra i primi, ha infatti conquistato il tredicesimo posto, precedendo nomi di peso come Zan Kranjec e Filip Zubcic, e prolungando così una striscia di presenza nei punti che resta un dato positivo. La sua gara, benché lontana dal podio, rappresenta un tassello importante in una stagione dove la crescita nelle discipline tecniche è obiettivo primario. Altri, come ad esempio il campione del mondo in carica, hanno invece faticato non poco, confermando come la Gran Risa sappia sempre mettere a nondo le gerarchie e regalare storie inaspettate, come quella, commovente e sportivamente rilevante, di Marco Schwarz.

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