Trump inasprisce i dazi sull'Europa, tensioni sui mercati e a Davos si cerca una via d'uscita
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
Le Borse europee hanno registrato una volatilità accentuata, con pesanti segni negativi sui listini di Milano, Francoforte e Parigi, dopo l’annuncio di nuovi dazi doganali da parte degli Stati Uniti. La mossa, decisa unilateralmente dall’amministrazione Trump, colpisce otto Paesi dell’Unione europea e si inserisce, come hanno sottolineato diversi analisti di mercato, in un “nuovo episodio del drammatico imbarbarimento del clima geopolitico”. La ragione dello scontro, che va oltre le mere logiche commerciali, risiede nel sostegno europeo alla Groenlandia, isola oggetto delle mire espansionistiche del tycoon divenuto presidente. “Un quadro geopolitico schizofrenico”, lo hanno definito gli esperti, nel quale le contromisure economiche rischiano di travolgere gli equilibri globali.
La ritorsione europea da 93 miliardi e i timori per l'export
La risposta di Bruxelles, stando a quanto riportato dal Financial Times, è già in fase di elaborazione e prevede una lista di beni statunitensi, per un valore complessivo che si aggirerebbe intorno ai 93 miliardi di euro, da sottoporre a tariffe punitive. “Minacce sui dazi inaccettabili, nessuna opzione esclusa”, hanno fatto sapere fonti comunitarie, evidenziando come l’Ue disponga di strumenti per reagire a quelli che vengono considerati veri e propri ricatti. Tuttavia, non mancano coloro che mettono in guardia dalle conseguenze di una guerra commerciale totale: alcuni di loro ritengono che, piuttosto che concentrarsi sui dazi, l’Europa dovrebbe accelerare sulla creazione di un mercato concreto degli Eurobond per rafforzare la propria autonomia finanziaria. Intanto, le stime per il comparto export italiano, qualora le tensioni persistano, parlano di un calo potenziale dell’8% entro il 2026, un dato che getta un’ombra preoccupante sull’economia reale.
Il vertice di Davos e l'attesa per la Corte Suprema
Proprio mentre i mercati tremano, i leader mondiali si incontrano nel consueto appuntamento del World Economic Forum a Davos, dove la questione dei dazi e della crisi groenlandese è inevitabilmente al centro dei colloqui. L’obiettivo dichiarato è trovare una soluzione negoziale, sebbene il clima resti teso. In questo contesto, un elemento di potenziale svolta potrebbe arrivare dalla Corte Suprema degli Stati Uniti, attesa per domani sulla decisione di limitare, o meno, il raggio d’azione della Casa Bianca in materia di politica tariffaria. Una sentenza che, a seconda dell’esito, potrebbe ridimensionare il potere esecutivo in questo settore, aggiungendo un ulteriore tassello di complessità a uno scenario già estremamente frammentato.
Le ripercussioni oltre la finanza
Le ripercussioni di questa guerra commerciale, che affonda le sue radici in una disputa territoriale atipica, si estendono ben al di là delle fluttuazioni dei titoli in Borsa. Si tratta di un conflitto che mina alle basi le relazioni transatlantiche, costringendo gli alleati storici a rivalutare le reciproche posizioni in un’ottica di pura realpolitik. La strumentalizzazione dei dazi come arma di pressione politica segna una pericolosa deriva, osservano alcuni, che rischia di erodere ulteriormente il già fragile multilateralismo. Mentre si attendono sviluppi da Davos e da Washington, le cancellerie europee lavorano alacremente per definire una linea comune, consapevoli che la posta in gioco supera di gran lunga il valore delle merci scambiate.




