La guerra in Iran spinge il greggio a 115 dollari, il Nikkei chiude con un tonfo del 3,2%
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Redazione Economia
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La pressione che grava sui mercati asiatici non accenna a diminuire, e la prima seduta della settimana si apre con il segno meno su tutti i principali listini. Un clima di profonda avversione al rischio, alimentato dall’escalation del conflitto in Medio Oriente e dalle ripercussioni sull’andamento delle materie prime, ha messo in ginocchio la Borsa di Tokyo, dove il Nikkei 225 ha archiviato la giornata con un crollo del 3,2 per cento, in un contesto in cui nemmeno le altre piazze finanziarie della regione sono riuscite a trovare una parvenza di tenuta. A pesare come un macigno sul sentiment degli investitori – già provato dalla chiusura pesante di Wall Street dello scorso venerdì – è l’impennata del costo dell’energia, con il Brent che ha toccato quota 115,4 dollari al barile e il Wti attestarsi poco sopra i 102 dollari.
A rendere particolarmente complesso il quadro per Tokyo, oltre alle preoccupazioni geopolitiche che stanno ridefinendo gli equilibri sullo scacchiere internazionale, sono state le dichiarazioni del governatore della Banca del Giappone, Kazuo Ueda, il quale ha paventato l’ipotesi concreta di un rialzo dei tassi di interesse. Una prospettiva, quella di un costo del denaro più elevato, che arriva come conseguenza diretta delle spinte inflazionistiche importate proprio dall’aumento vertiginoso dei prezzi delle materie prime, un rischio al quale l’economia nipponica – storicamente dipendente dalle importazioni – è particolarmente esposta. Il rafforzamento del dollaro, che procede di pari passo con la ricerca di beni rifugio, ha aggiunto ulteriore pressione sullo yen, contribuendo a creare quella tempesta perfetta che ha spinto l’indice azionario verso il tracollo.
Non va meglio sul fronte cinese, dove i listini hanno faticato a emergere dal rosso nonostante un iniziale tentativo di tenuta. Shanghai, dopo una partenza in ribasso, è riuscita a risalire fino a sfiorare la parità, pur senza riuscire a consolidare un recupero significativo, mentre Hong Kong ha ceduto circa un punto percentuale, risentendo del clima di incertezza che avvolge le trattative tra Stati Uniti e Iran. Il timore che il conflitto possa allargarsi ulteriormente, coinvolgendo le vie di comunicazione strategiche come lo Stretto di Hormuz – un passaggio obbligato per le forniture energetiche dell’intera regione – sta di fatto annullando qualsiasi velleità rialzista.
Petrolio e titoli di Stato, la fuga verso la sicurezza
Il movimento dei capitali in questa fase racconta di una fuga dal rischio che non risparmia alcun comparto, con gli investitori che si stanno riversando in massa sui beni considerati sicuri per eccellenza. L’oro, in questo contesto di incertezza, ha toccato i 4.509 dollari, confermandosi come la copertura privilegiata contro l’instabilità valutaria e l’inflazione galoppante. Parallelamente, si assiste a una rinnovata corsa all’acquisto di titoli di Stato americani, il cui rendimento è sceso dal 4,419 per cento al 4,39 per cento, segnale inequivocabile di una domanda che tende a privilegiare la sicurezza della cedola garantita dal Tesoro USA rispetto alla volatilità dei mercati azionari.
Lo scenario che si delinea è quello di una settimana che parte con il piede sbagliato, ereditando la striscia negativa di Wall Street, dove il principale indice ha messo a segno la quinta settimana consecutiva di ribasso – la serie più lunga degli ultimi quattro anni – a testimonianza di come il nervosismo degli operatori sia ormai diventato strutturale. Il legame diretto tra il prezzo delle materie prime e l’andamento delle borse appare più saldo che mai, con il costo del petrolio che, dopo una breve fase di assestamento, riprende la sua corsa verso l’alto, alimentando lo spettro di una recessione indotta dall’energia cara. L’attenzione resta concentrata sugli sviluppi diplomatici, o sulla loro mancanza, mentre i mercati digeriscono la realtà di un conflitto che, ormai giunto alla quinta settimana, non mostra segnali di una risoluzione imminente.




