Auto aziendali, il correttivo fiscale alza le tasse del 50% sui vecchi diesel e benzina
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Redazione Economia
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Il governo, dopo aver constatato le distorsioni provocate dalla Legge di Bilancio 2025, ha messo a punto un intervento correttivo sulla disciplina dei fringe benefit legati alle auto concesse in uso promiscuo ai dipendenti.
L’esecutivo, che aveva inizialmente calendarizzato l’approvazione per il 4 giugno, ha fatto slittare di qualche giorno l’esame dello schema di decreto correttivo della delega fiscale; un rinvio tecnico che non ha però fermato la circolazione delle bozze, dalle quali emerge una chiara volontà di disincentivare il parco circolante più vetusto, colpendo duramente i modelli a combustione interna più datati.
L’obiettivo dichiarato – come si legge nelle anticipazioni del provvedimento – è quello di favorire un ricambio generazionale delle flotte, idealmente portando il turnover a circa quattro anni, per ridurre l’impatto ambientale del parco auto italiano.
La stretta sulle flotte più vecchie
La misura più incisiva, quella che finirà inevitabilmente per pesare sulle scelte strategiche di molte aziende, riguarda i veicoli alimentati a diesel o benzina che risultano iscritti nei libri contabili dell’impresa da oltre cinque anni. Per questi mezzi, che l’amministrazione considera ormai obsoleti sotto il profilo emissivo, il correttivo introduce un aumento secco del 50% del prelievo fiscale.
Un rincaro non indifferente, che va a sommarsi alle modifiche già introdotte lo scorso anno e che mira a spingere i responsabili delle flotte a sostituire i mezzi più inquinanti con modelli più efficienti; una mossa, questa, che allinea la fiscalità italiana a quelle logiche di bonus-malus già sperimentate in altri contesti europei per disincentivare la circolazione delle vetture a maggior impatto ambientale.
Nuove regole per optional e una clausola di salvaguardia
Non solo stretta, però, perché il provvedimento introduce anche alcuni correttivi tecnici destinati a semplificare la vita dei contribuenti e dei professionisti che seguono la gestione delle paghe. Tra questi, spicca la revisione del meccanismo di tassazione degli optional presenti sulle vetture: finora, secondo l’interpretazione dell’Agenzia delle Entrate, la presenza di accessori non standard poteva gonfiare il valore imponibile del fringe benefit, creando non pochi grattacapi a chi doveva calcolare il cedolino.
Con il nuovo decreto, invece, viene stabilito che per tutti questi equipaggiamenti extra il valore del benefit sarà incrementato in modo forfettario, applicando un rincaro del 5% sul valore del veicolo.
Viene inoltre risolta definitivamente la questione del cosiddetto "regime transitorio" per le auto ordinate nel 2024, magari con alimentazione ibrida o termica, ma consegnate solo nel corso del 2025 o nei primi mesi del 2026; per queste vetture, la modifica normativa scongiura il rischio di una tassazione al "valore normale", garantendo quindi la continuità del regime fiscale in vigore al momento della stipula del contratto.
La conferma del sistema premiante per elettriche e ibride
Rimane sostanzialmente invariata, almeno nelle sue linee guida fondamentali, l’architettura premiante che differenzia la tassazione in base alla tipologia di alimentazione. Le auto elettriche pure continueranno a godere dell’aliquota agevolata al 10%, mentre per le ibride plug-in il calcolo del fringe benefit si attesterà al 20%; una forbice, questa, che rende estremamente conveniente per i dipendenti ricevere in assegnazione un veicolo a basse emissioni rispetto ai colleghi che utilizzano ancora vecchi diesel.
Un aspetto, quest’ultimo, che rischia di creare disparità di trattamento all’interno dei singoli luoghi di lavoro, ma che il legislatore giustifica con l’urgenza di raggiungere gli obiettivi di transizione ecologica fissati a livello continentale. La filosofia del provvedimento, insomma, resta quella di spingere le imprese a elettrificare le proprie flotte, rendendo fiscalmente insostenibile il mantenimento dei mezzi più obsoleti.




