Auto aziendali, le nuove regole fiscali 2026 tra maggiorazioni e forfait
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Redazione Economia
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Lo schema di decreto legislativo correttivo della riforma fiscale, licenziato in via preliminare dal Consiglio dei Ministri lo scorso 10 giugno, porta con sé un pacchetto di novità sostanziali per la tassazione delle auto concesse in uso promiscuo ai dipendenti. Dopo mesi di incertezze e interpretazioni contrastanti, il governo è intervenuto per mettere ordine su una materia che aveva generato non poche difficoltà operative, specialmente per gli uffici del personale e i fleet manager.
Il provvedimento, che dovrebbe diventare pienamente operativo a partire dal periodo d'imposta 2026, agisce su più fronti: da un lato introduce una maggiorazione fiscale per i veicoli più datati per incentivare il rinnovo del parco auto, dall'altro semplifica il calcolo del fringe benefit legato agli optional con un meccanismo forfettario; vengono infine chiariti alcuni aspetti relativi al regime transitorio che avevano creato apprensione tra le imprese.
La stangata sui veicoli con oltre cinque anni
La misura che sta facendo più discutere riguarda senza dubbio l'incremento del 50% del prelievo fiscale per le auto aziendali che hanno superato il quinquennio dalla prima immatricolazione. L'obiettivo dichiarato è duplice: disincentivare l'utilizzo di vetture potenzialmente più inquinanti e spingere le aziende a effettuare un turnover più rapido delle proprie flotte, con un ciclo ideale che si attesterebbe intorno ai quattro anni.
In pratica, per i veicoli a benzina e diesel presenti nei parchi aziendali da più tempo, il valore del fringe benefit su cui si calcolano le imposte in busta paga subirà un'impennata, con un conseguente aumento del carico fiscale per i dipendenti che continuano a utilizzare quei mezzi. Se un lavoratore paga oggi le tasse su un benefit annuo di 2.000 euro, si ritroverà a essere tassato su 3.000 euro, con l'aumento effettivo che dipenderà poi dall'aliquota Irpef applicata.
Il forfait del 5% sugli optional e la semplificazione del calcolo
Un'altra importante novità introdotta dal decreto correttivo riguarda la gestione fiscale degli optional e degli allestimenti aggiuntivi che non sono inclusi nelle tariffe base delle tabelle Aci. In precedenza, l'interpretazione dell'Agenzia delle Entrate aveva portato a un incremento del valore imponibile del veicolo in presenza di dotazioni supplementari, creando non poche complicazioni. Con la nuova disposizione, invece, il valore del fringe benefit viene aumentato in modo forfettario del 5% per tenere conto di questi accessori.
Si tratta di una soluzione che, pur comportando un esborso aggiuntivo, evita il ricorso al più complesso e penalizzante criterio del valore normale, garantendo maggiore certezza applicativa sia per le aziende che per i lavoratori. Il meccanismo del 5% si applica agli optional non direttamente acquistati dal dipendente, semplificando notevolmente le procedure di calcolo per gli uffici paghe.
Stop al valore normale e regime transitorio per le auto del 2025
Il decreto Omnibus interviene con decisione anche sul fronte del regime transitorio, chiudendo definitivamente la questione delle auto ordinate nel 2024 e assegnate ai dipendenti nel corso del 2025. La norma elimina il rischio che per queste vetture, in particolare per le assegnazioni successive al 30 giugno 2025, si possa applicare il più oneroso calcolo basato sul valore normale.
Viene inoltre superata la possibilità di penalizzazioni fiscali per le imprese che riassegnano a nuovi lavoratori veicoli già concessi in precedenza ad altri dipendenti, un aspetto che aveva creato non poche incertezze interpretative. Il viceministro dell'Economia Maurizio Leo ha sottolineato che con queste modifiche si intende porre definitivamente fine alle incertezze interpretative stratificatesi nel tempo, garantendo chiarezza applicativa sia per le imprese che per i lavoratori.
Le nuove aliquote e le percentuali di tassazione
Il quadro normativo che emerge dal decreto correttivo si innesta sulla riforma già introdotta dalla Legge di Bilancio 2025, che aveva sostituito il criterio basato sulle emissioni di CO2 con un sistema legato al tipo di alimentazione del veicolo. Per determinare il valore imponibile del fringe benefit si continua a utilizzare una percorrenza convenzionale di 15.000 chilometri annui e i costi chilometrici ACI, applicando percentuali differenziate: il 50% per i veicoli a benzina e diesel, il 20% per gli ibridi plug-in e il 10% per le auto elettriche.
A questo impianto si aggiunge ora la maggiorazione del 50% per i veicoli che superano il quinto anno di vita, una misura che colpisce in modo particolare i modelli tradizionali già penalizzati dall'aliquota ordinaria. Il provvedimento, ora all'esame delle commissioni parlamentari prima dell'approvazione definitiva, rappresenta un tentativo organico di semplificare la disciplina fiscale delle auto aziendali, rispondendo alle richieste del settore che chiedeva da tempo maggiore chiarezza e prevedibilità.




