Mancini e quel sogno blucerchiato: “L’idea di tornare alla Samp c’è, come voleva Vialli”
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Redazione Sport
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PARMA – L’eleganza di un abito blu e il peso di un ricordo che non smette di fargli battere il cuore, nonostante siano passati oltre trentacinque anni da quello scudetto vinto sul filo di lana. Sul palco del Teatro Regio, dove ha ritirato il premio di “Legendary Coach”, Roberto Mancini ha parlato come forse non faceva da tempo, mescolando la durezza della sua attuale esperienza in Qatar – dove ammette candidamente di non aver ottenuto quanto immaginava – con la dolcezza struggente di un’amore mai sopito per la maglia della Sampdoria.
A dribblare le domande sul futuro della panchina azzurra, un tema che aleggia insistente nell’aria dopo le recenti dimissioni di Gattuso, ci ha pensato la memoria; quella che lo riporta in Liguria, sponda blucerchiata, dove l’ex ct campione d’Europa ha lasciato la parte migliore della sua gioventù.
Il gemello e il sogno comune
È impossibile, per Mancini, separare il concetto di ritorno a Genova dal nome di Gianluca Vialli, l’amico fraterno scomparso tragicamente. “Per quello che avrebbe voluto fare Luca – ha spiegato il tecnico – ci sarebbe quest’idea di tornare”. Una frase, quest’ultima, che trasforma un semplice gossip di mercato in un vero e proprio atto d’amore postumo.
L’allenatore, che con Vialli ha condiviso la stanza d’albergo e i sogni di gloria di un club che sotto la guida di Boskov osò sfidare i giganti dell’epoca, ha rivelato come il rimpianto più grande del suo ex compagno di squadra fosse proprio quello di non essere riuscito a ridare slancio alla società.
L’abbraccio a Wembley, durante la vittoria degli Europei, viene descritto da Mancini come un momento totale: un ritorno, trent’anni dopo la sconfitta in Coppa dei Campioni sempre in quello stadio, in cui si sono condensate una vita di battaglie, la malattia di Luca e la forza di un’amicizia che neppure la morte ha scalfito.
Un legame che sfida il tempo e la distanza
Mancini ha ripercorso con ironia affettuosa gli anni d’oro, quelli in cui lui e Vialli, quasi per scaramanzia o semplice ossessione, finivano per dormire persino con il pigiama blucerchiato. Un aneddoto, quest’ultimo, che strappa un sorriso e che restituisce l’idea di un’intesa perfetta, interrotta solo quando “Luca ha cominciato a russare” e il rapporto di camera doppia si è sciolto in un bonario divorzio.
Ma al di là della leggerezza dei ricordi giovanili, il tecnico ha voluto sottolineare la profondità del legame con la città: un feeling che resiste nonostante le difficoltà attuali della squadra, reduce da contestazioni accese da parte della tifoseria e da un malessere sociale che chiede un cambio di rotta radicale nella proprietà. In questo clima di tensione, la figura di Mancini emerge quasi come un’ancora di salvezza ideale, un ritorno alle radici per risollevare le sorti di un club che non riesce più a riconoscersi nei suoi vertici.
Il presente in Arabia e lo sguardo al passato
Se da una parte c’è il cuore che tira verso la Lanterna, dall’altra c’è la realtà attuale: Mancini siede attualmente sulla panchina dell’Al Sadd, un’esperienza che lui stesso definisce non all’altezza delle aspettative iniziali. Un’ammissione di fragilità che rende ancora più verosimile l’ipotesi di un addio al calcio arabo per un ritorno in Europa.
L’ex commissario tecnico, che durante l’intervista non ha mai chiuso del tutto la porta a un eventuale ritorno in Nazionale, qualora si materializzassero le tanto chiacchierate “scuse” da parte della Federazione, ha però voluto lasciare un messaggio chiaro: l’unico richiamo davvero irresistibile, al momento, sembra essere quello della vecchia Sampdoria.
La mitica squadra di Vujadin Boskov, che con le sue metafore trasformava spogliatoi in eserciti, continua a fare da sfondo a una narrazione che mescola nostalgia e concretezza, lasciando intendere che, se il progetto dovesse essere quello giusto, il “Mancio” potrebbe presto ritrovarsi a fare i conti con i fantasmi (e le speranze) del proprio passato.




