In Romania l’estrema destra trionfa: Simion vola al 40,5% e sfida Dan al ballottaggio

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   A sei mesi dall’annullamento delle elezioni che avevano visto emergere, tra le polemiche, Calin Georgescu, la Romania conferma la svolta nazionalista. George Simion, leader dell’Alleanza per l’Unità dei Romeni (Aur), ha stravinto il primo turno delle presidenziali con il 40,5% dei voti, quasi il doppio rispetto al 23% ottenuto da Georgescu nello scrutinio poi invalidato. Un risultato che, oltre a ribadire il crescente consenso dell’ultradestra, ridimensiona il ruolo delle élite: gli appelli di intellettuali e artisti contro gli “estremismi” – riportati con enfasi da alcuni media – sono rimasti inascoltati, così come le accuse, mai pienamente dimostrate, di brogli elettorali legati a presunti troll russi e campagne su TikTok durante le consultazioni del 2024.

Al ballottaggio del 18 maggio, Simion affronterà il sindaco di Bucarest Nicusor Dan, candidato indipendente e centrista, fermo al 20,9%. Un distacco netto, che relega in terza posizione Crin Antonescu, esponente filo-europeo sostenuto dalla coalizione di governo Psd-Pnl-Udmr, rimasto a un passo dal secondo posto. La débâcle del fronte moderato appare ancor più significativa se si considera che, nelle scorse settimane, le inchieste giudiziarie avevano tentato di screditare Georgescu, estromesso dalla corsa elettorale tra dubbi e accuse di manipolazione. Ma l’elettorato, evidentemente, ha reagito con freddezza a quelle che molti hanno percepito come manovre politiche.

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