L’oro di Lucas Pinheiro Braathen, quel ballo sulla neve che profuma di samba e di libertà
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Redazione Sport
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Quando un atleta decide di rinunciare a tutto, alla Nazionale più forte del mondo, ai contratti, a un futuro scritto e già vincente, di solito lo fa perché qualcosa, dentro, si è rotto per sempre. Nel caso di Lucas Pinheiro Braathen, invece, quella rottura – consumata nell’ottobre del 2023 con la federazione norvegese – è stata l’antipasto di una rinascita che ieri, sulla pista Stelvio di Bormio, ha regalato al Brasile e all’intero Sudamerica la prima medaglia d’oro della storia dei Giochi Olimpici Invernali -1-4. Nato a Oslo il 19 aprile del 2000 da padre norvegese e da mamma Alessandra, paulista di São Paulo, Lucas aveva imparato a sciare quasi per dovere, spinto da quel papà Bjørn che vedeva in lui un potenziale campione, mentre il piccolo Lucas, lui, sognava piuttosto di giocare a pallone e di emulare Ronaldinho, il suo idolo -9. E invece il destino, si sa, a volte prende curve strette, proprio come quelle di un gigante.
Il venticinquenne, che fino a due anni fa sfrecciava sotto la bandiera norvegese vincendo Coppe del Mondo e specialità, ha dovuto litigare duramente con il suo mondo per ritrovare se stesso. Il motivo del contendere, all’epoca, erano i diritti d’immagine e gli accordi di sponsorizzazione personali, quelli che la federazione scandinava pretendeva di controllare in esclusiva e che lui, invece, rivendicava come propri -1-5. Uno scontro che lo portò a un clamoroso ritiro a soli 23 anni, nel pieno della carriera, con un annuncio che gelò l’intero circuito: “Finisce qui. Per continuare in questo sistema dovrei mettere da parte i miei sogni e la mia felicità” -1. Una pausa, quella, durata meno di un anno, il tempo necessario per riordinare le idee e decidere che il futuro avrebbe avuto i colori verdeoro della madre, quelli del Brasile, e che il suo nome, da allora, sarebbe stato Lucas Pinheiro Braathen, con il cognome materno messo in bella vista per onorare una scelta di cuore prima ancora che sportiva -2-5.
Una discesa contro il meteo e contro la storia
La gara che lo ha consacrato, vinta con il tempo totale di 2 minuti e 25 secondi, non è stata una semplice prova di sci, ma una sfida contro la fatica e contro le intemperie, con la neve e la pioggia che si abbattevano sulla pista e con il favoritissimo svizzero Marco Odermatt, campione uscente e dominatore della disciplina, costretto ad accontentarsi dell’argento a 58 centesimi. Pinheiro Braathen, partito con il pettorale numero uno – circostanza, questa, che in condizioni di pista che si deteriora rapidamente può essere un’arma a doppio taglio – ha invece sciato in maniera perfetta, amministrando il vantaggio accumulato nella prima manche e chiudendo i giochi nella seconda, con lo svizzero Loïc Meillard che completava il podio con il bronzo. Al traguardo, la sua reazione è stata quella di un bambino che vede avverato un sogno impossibile: inginocchiato sulla neve, avvolto nella bandiera brasiliana, ha ballato, come aveva già fatto da portabandiera alla cerimonia d’apertura al Meazza, regalando al mondo un’immagine di gioia pura che nulla aveva a che vedere con la rigidità tipica di certe scuole sciistiche nordiche.
La portata dell’impresa, per chi non ha familiarità con i numeri del Brasile nello sport bianco, va oltre la semplice medaglia. Il paese sudamericano, che partecipava ai Giochi Invernali ininterrottamente dal 1992, non aveva mai visto un suo atleta salire sul podio: il miglior risultato, fino a ieri, era il nono posto della snowboarder Isabel Clark Ribeiro a Torino 2006 -1-8. Con questa vittoria, non solo il Brasile entra nell’albo d’oro, ma tutto il continente latino-americano cancella un digiuno che durava addirittura dal 1928, quando un equipaggio argentino di bob sfiorò la zona medaglie -10. Ed è forse per questo che la telefonata che Lucas ha ricevuto subito dopo la gara, in diretta televisiva, assume un significato quasi simbolico: dall’altra parte del telefono, in un italiano semplice ma intriso di emozione, c’era Alberto Tomba, due ori olimpici nel gigante e leggenda assoluta di questo sport -3-7.
“Ciao fratello mio”, l’abbraccio con Tomba e le lacrime di gioia
“Ciao fratello mio, come stai?”, ha esordito Lucas in un italiano che lui stesso definisce ancora imperfetto – essendo un perfezionista, evita di usarlo in conferenza stampa – ma che in quel frangente è suonato dolcissimo. Dall’altra parte, la voce squillante di Tomba: “Lucas, bravo! Congratulazioni. Una medaglia d’oro per il Brasile! Ci riesci a credere?”. E lì, il neo campione, già in lacrime, ha confessato: “No, non ce la faccio... Grazie mille leggenda”. Un dialogo che è diventato virale, in cui l’azzurro ha ripetuto più volte “Stai piangendo come me, sei il migliore”, quasi a voler passare il testimone di un certo modo di vivere lo sci, fatto di estro, personalità e talento sopra le righe.
Il futuro, adesso, profuma di bis
L’analisi della sua prestazione, al netto dell’emozione, parla di un atleta che non ha lasciato nulla al caso. La scelta di rappresentare il Brasile, ufficializzata nel marzo del 2024 dopo mesi di silenzio, gli ha ridato la motivazione persa nei meandri burocratici della federazione norvegese, portandolo a ottenere prima il primo podio in Coppa del Mondo per il Brasile a Beaver Creek e poi, nel novembre del 2025, la prima storica vittoria in Coppa nello slalom di Levi, in Finlandia. Una progressione costante che lo ha portato ai Giochi di Milano Cortina da numero due del mondo nella specialità e che, dopo l’oro in gigante, lo proietta ora verso la gara di slalom speciale in programma nei prossimi giorni. Un’opportunità, quella, per provare a fare il bis e per dimostrare che la scelta di aver anteposto la libertà personale alla carriera in una potenza consolidata come la Norvegia non è stata una follia giovanile, ma la più lucida delle decisioni.




