Trump e il vangelo della forza: Caracas, la prova del dominio che si autogiustifica

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Coerente, come sempre, nel trasformare la retorica cinematografica in un manifesto d'azione, Donald Trump ha tradotto in realtà l'invito alla guerra dell'antica Roma. Dopo aver annunciato, non senza una certa platealità, una pace imminente tra Russia e Ucraina, il presidente degli Stati Uniti ha dirottato bruscamente l'attenzione globale verso il Sudamerica, ordinando un'operazione militare di vasta portata in Venezuela. L'azione, che ha portato alla cattura del presidente Nicolás Maduro e al suo successivo trasferimento negli Stati Uniti, si configura non come un episodio isolato ma come il cardine di una dottrina che rifiuta qualsiasi mediazione diplomatica tradizionale.

Il nuovo ordine che nasce dalla sola potenza

L'incarcerazione a Brooklyn e l'avvio di un processo per narcotraffico contro il leader venezuelano segnano un punto di non ritorno, il momento in cui la forza militare si è ergita a unico strumento di politica estera e, al contempo, a sua propria giustificazione. Si assiste, in altre parole, a un ribaltamento delle consuete categorie: l'azione del potere, quando è sufficientemente risoluta e spregiudicata, non solo modifica i rapporti di forza sul campo ma riscrive immediatamente le regole del giusto e dell'ingiusto, dissolvendo quelle barriere che per decenni hanno costituito, almeno nominalmente, un limite all'interventismo unilaterale.

L'ideologia del dominio e il mito americano rivisitato

Questa svolta, che alcuni osservatori hanno definito l'emergere di una vera e propria "ideologia del dominio", getta una luce cruda sulla stessa natura della democrazia statunitense, a lungo celebrata come modello irraggiungibile di libertà e autogoverno. Le contraddizioni interne a quel sistema – dalla bassa partecipazione elettorale al peso delle lobby, dalle disuguaglianze stridenti alle limitazioni delle libertà civili – paiono oggi non più elementi di frizione ma i presupposti necessari per un autoritarismo che trova la sua legittimazione non nel consenso ma nell'efficacia immediata e spettacolare della sua azione.

Un paradigma che non ammette repliche

L'episodio venezuelano, pertanto, trascende la semplice cronaca di una missione militare e si impone come caso di studio di un nuovo paradigma geopolitico. In questo schema, la pianificazione strategica cede il passo alla volontà dichiarata, la forza bruta diventa l'unico linguaggio riconosciuto e il diritto internazionale un relitto del passato. Il processo a Maduro, con le sue implicazioni giuridiche e simboliche, rappresenta la consacrazione di questo metodo, un monito sulla capacità del potere di autofondarsi e di procedere, senza chiedere permessi, verso obiettivi che esso stesso definisce e muta in corso d'opera.

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