Delfin al bivio fra voto su Mediobanca-Mps e riassetto dei soci Del Vecchio

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Nella lettera inviata a Intesa Sanpaolo con cui una settimana fa Delfin si è impegnata a consegnare il proprio 17,6% aderendo all'opas della banca, c'è un argomento su cui la holding lussemburghese della famiglia Del Vecchio non ha chiarito come voterà all'assemblea Mps del 29 ottobre: la fusione per incorporazione di Mediobanca in Mps, punto su cui Intesa Sanpaolo non ha condizionato il proseguimento dell'offerta.

Ca' de Sass preferirebbe gestire da sé la fusione per incorporare Mediobanca nella divisione Imi, senza smontare i cantieri senesi, ma non ha inserito il tema fra le condizioni d'efficacia dell'opas.

L'impegno di voto e le sue implicazioni

Delfin, che oltre a Mps ha la quota di controllo di EssilorLuxottica e pacchetti azionari rilevanti in Generali, Covivio e Unicredit, si è impegnata solo ad avere «condotte di voto coerenti con le condizioni d'offerta», dunque a bocciare solamente le due ops su Banca Generali e su Banco Bpm e il dividendo straordinario. Ma la holding presieduta da Francesco Milleri non ha svelato le carte sulla fusione Mps-Mediobanca.

Si tratta di un passaggio delicato: l'assemblea del 29 ottobre sarà chiamata a esprimersi, tra l'altro, proprio sul progetto di fusione per incorporazione di Mediobanca in Mps, oltre che sulle offerte pubbliche di scambio su Banco Bpm e Banca Generali, sui relativi aumenti di capitale e sulla riduzione volontaria del capitale sociale.

Lo schema di riassetto allo studio

Sul tavolo della holding ci sono due mosse che potrebbero ridefinire gli equilibri: l'acquisto di una o due quote degli otto eredi e la rimodulazione del Consiglio di Amministrazione. Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, la cassaforte starebbe studiando uno schema finanziario per rilevare fino a due delle otto quote del 12,5% in mano agli eredi, un massimo del 25% del capitale, e avrebbe già avviato colloqui con Crédit Agricole, Bnp Paribas, Intesa Sanpaolo e Citigroup per un possibile finanziamento.

Delfin, valutata attorno ai 40 miliardi di euro, può contare su circa 1,5 miliardi l'anno di dividendi provenienti dalle partecipate e dovrebbe azzerare il debito nei prossimi mesi. Un'operazione di questo tipo ridurrebbe il numero dei soci da otto a sei, con una partecipazione del 16,5% ciascuno.

La scadenza di marzo e le posizioni degli eredi

La scadenza è dettata dai tempi stabiliti dal tribunale del Lussemburgo che a settembre ha prorogato di sei mesi il periodo di esercizio del diritto di prelazione in capo alla holding sulle quote di Rocco Basilico, Leonardo Maria e Clemente Del Vecchio. Questi tre azionisti avevano chiesto di trasferire a veicoli personali le loro partecipazioni in Delfin in modo da renderle più liquide e bancabili, seguendo quanto già fatto da Luca e Paola Del Vecchio che lo scorso luglio hanno avuto il via libera al trasferimento delle loro azioni.

Leonardo Maria Del Vecchio, quarto figlio del fondatore di Luxottica, valuta l'ipotesi di cedere la sua quota del 12,5% in Delfin alla stessa holding per ottimizzare la sua esposizione finanziaria. Ad affiancarlo i consulenti legali di Chiomenti e quelli finanziari di Citigroup, che non avrebbero ancora ricevuto un incarico formale.

Le altre partite aperte in Delfin

Il valore netto del portafoglio di Delfin è di circa 40 miliardi, quindi ciascuna quota degli eredi ha una valutazione sulla carta di 5 miliardi, somma a cui va applicato uno sconto di holding che, in base a una decisione assunta negli scorsi mesi dal tribunale del Lussemburgo, ammonta al 30% del valore di mercato degli attivi.

Parallelamente, gli otto eredi starebbero valutando anche un intervento sulla governance: tra le ipotesi con maggiori consensi figurerebbe la revoca del consigliere Mario Notari e una redistribuzione delle cariche oggi ricoperte dall'amministratore delegato Romolo Bardin e dal presidente Francesco Milleri. Sarebbe stata presa in considerazione anche la revoca dell'intero Consiglio, ma senza i numeri necessari per procedere.

Sul fronte Mps, il proxy advisor ISS ha raccomandato agli azionisti di votare contro le offerte dell'istituto senese su Banca Generali e Banco Bpm, la proposta di riduzione del capitale sociale e la distribuzione del dividendo straordinario di 4 miliardi di euro, suggerendo invece di approvare le altre delibere, inclusa la fusione con Mediobanca.

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