Andrea Agnelli riparte dallo sport con “Gamma Waves” e 55 milioni, tra tech e proprietà intellettuali
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Redazione Sport
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Non più la poltrona di presidente, né le battaglie nei salotti buoni del calcio che contano, bensì una scrivania ad Amsterdam e un nuovo linguaggio, fatto di algoritmi, rendimenti e proprietà intellettuali. Andrea Agnelli, classe 1975, ha scelto il giorno del suo cinquantesimo compleanno – o giù di lì – per presentare al mondo il suo ritorno nel vortice degli investimenti sportivi, un progetto che sotto molti aspetti rappresenta una cesura netta con il passato recente, ovvero con l’era delle plusvalenze e della mai sopita agonia della Superlega. L’ex numero uno della Juventus, che ha lasciato Torino in circostanze turbolente, lancia così “Gamma Waves Partners”, un veicolo finanziario con sede nei Paesi Bassi che parte ufficialmente con una dotazione di 55 milioni di euro, una cifra che i soci fondatori – e con loro i primi investitori – puntano a raddoppiare fino a toccare quota 100 milioni.
L’addio alla governance e il nuovo modello da “investitore trasversale”
Se c’è una cesura, questa è sostanziale. Agnelli non cerca più di governare un singolo club, una missione che lo ha portato a vincere tutto in Italia ma anche a logorare progressivamente il rapporto con l’azionista di riferimento. Oggi, l’approccio è diametralmente opposto: si punta a un ecosistema diffuso, mettendo capitale in competizioni emergenti, formati innovativi e, soprattutto, in quelle aziende tecnologiche che stanno riscrivendo il modo in cui i tifosi vivono le emozioni sportive. Come lui stesso ha raccontato al Financial Times, non c’è alcuna voglia di dimostrare qualcosa (“Ho appena compiuto 50 anni e non devo dimostrare niente”), ma piuttosto quella di scrivere “un’altra pagina entusiasmante”. La sede scelta per questa operazione, Amsterdam, non è affatto casuale: oltre a essere la città dove risiede, offre una giurisdizione spesso prediletta per veicoli di investimento strutturati, garantendo quella flessibilità che forse i palazzi torinesi non avrebbero mai permesso.
I soci illustri: Chiellini, Benetton e la sfida del 25% di rendimento
Non è solo. Agnelli ha saputo costruire una cordata che unisce competenze di campo e visione imprenditoriale. Al suo fianco, nel consiglio o nel patto di sindacato, figurano Giorgio Chiellini, il capitano storico della Juventus oggi dirigente (director of football strategy per la Vecchia Signora), e Rocco Benetton, rampollo della dinastia di Ponzano Veneto. La loro presenza legittima il fondo sotto due profili distinti: l’ex difensore porta con sé il know-how tecnico e la credibilità negli spogliatoi, mentre Benetton rappresenta quella continuità con il capitalismo industriale veneto che guarda allo sport come a una asset class matura. Le ambizioni di Gamma Waves sono rodate: l’obiettivo dichiarato è raggiungere un tasso di rendimento interno del 25%, un target ambizioso che verrà inseguito attraverso acquisizioni di minoranza in società di “sports tech” (dai dati alla IA generativa) e in nuove proprietà intellettuali legate a discipline come il basket, il cricket o il rugby. Il chief investment officer Kyang Yung, figura tecnica incaricata di selezionare le startup, ha già spiegato che la due diligence sulla prima operazione è in fase avanzata, segno che il denaro non resterà fermo a lungo.
Dalla Superlega ai brevetti: il rimosso e la ripartenza
C’è poi lo zoccolo duro della strategia, che molti analisti leggono come la naturale evoluzione della frustrazione maturata da Agnelli ai tempi della Superlega. Allora, il tentativo era quello di rivoluzionare il prodotto calcio dall’interno, sfidando i monopoli della UEFA. Oggi, con Gamma Waves, l’approccio è più liquido e forse più realistico: invece di abbattere le porte del sistema, si sceglie di scommettere sui “format alternativi” e sulle tecnologie di engagement, quelle che permettono di aggirare la tradizione senza combatterla frontalmente. Il fondo, infatti, non si limita a guardare ai club esistenti, ma cerca quelle “proprietà intellettuali” (definite nel comunicato come “Sport IP”) che possono essere scalate globalmente, sfruttando l’intelligenza artificiale per personalizzare l’esperienza dei nuovi spettatori, quelli che difficilmente guarderebbero una partita intera ma consumano volentieri highlights e dati interattivi. La scommessa, insomma, è che il valore non risieda più solo nei novanta minuti regolamentari, ma nell’intera costellazione di dati, contenuti e diritti digitali che orbitano attorno all’evento. E su questo, i tifosi della Juventus — quelli che ancora rimpiangono l’era dei nove scudetti consecutivi — sognano un ritorno di fiamma, magari sotto forma di una futura alleanza tecnologica con il club di Exor. Per ora, però, Agnelli si tiene a distanza, guardando lo sport da una prospettiva decisamente più olandese e meno torinese.




