Zaporizhzhia sotto le bombe, nuovi raid russi con i droni. Zelensky sceglie Budanov
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Redazione Esteri
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Un nuovo attacco notturno di droni russi ha colpito nel cuore la città di Zaporizhzhia, dove le esplosioni e i successivi incendi, secondo quanto riferito dall'amministrazione militare regionale, hanno di nuovo squarciato l'oscurità. Ivan Fedorov, capo dell'amministrazione, ha lanciato l'allarme su Telegram senza mezzi termini: "I russi stanno colpendo il centro regionale. Ci sono incendi". Mentre l'allerta aerea, come spesso accade, si protraeva per ore, l'invito rivolto alla popolazione è stato quello di non abbandonare i rifugi, un copione purtroppo già noto in un conflitto che, dopo i violenti scambi di fine anno, non accenna a diminuire d'intensità. La medesima notte, del resto, anche un ospedale nella regione di Chernihiv è finito nel mirino, colpito da tre droni, in un'ulteriore dimostrazione di come la guerra continui a mietere vittime ben al di là delle linee del fronte.
Attacchi a raffica e il retroscena della corruzione
Lo scenario bellico, che dal teatro ucraino si estende occasionalmente anche in territorio russo con presunti attacchi a raffinerie come nella regione di Samara, resta dunque incandescente. A complicare il quadro, mantenendolo in uno stato di perenne tensione, si aggiungono episodi come il bombardamento di un bar e di un hotel a Khorly, nella parte del Kherson sotto controllo russo, che ha causato un numero altissimo di vittime, di cui si parla poco per il difficile accesso alle informazioni. Sono fatti che, nel loro ripetersi spietato, delimitano i confini di una crisi umanitaria profonda, mentre la macchina militare di entrambe le parti non si ferma.
La svolta al vertice con il nuovo capo di gabinetto
In questo contesto, una mossa significativa arriva dall'asse politico-militare di Kiev, dove Volodymyr Zelensky ha deciso di voltare pagina dopo lo scandalo che ha travolto uno dei suoi uomini più stretti. Andriy Yermak, storico capo dell'ufficio presidenziale e consigliere di fiducia, si è infatti dimesso a fine novembre a causa del suo coinvolgimento nell'inchiesta giudiziaria denominata "Midas", che investiga su un presunto sistema di corruzione da cento milioni di dollari nei settori strategici dell'energia e della difesa. A sostituirlo, dopo oltre un mese di attesa, non è arrivato un politico di carriera, ma il volto più emblematico dell'intelligence militare ucraina.
Kyrylo Budanov, l'intelligence al centro del potere
Il tenente generale Kyrylo Budanov, trentanovenne a capo del Gur – il direttorato dell'intelligence militare – dal 2020, ha dunque accettato l'incarico, portando con sé la sua fama di operativo riservato e determinato, che i media locali hanno spesso descritto con l'appellativo di "senza sorriso". La sua nomina a guida dell'ufficio presidenziale segna un passaggio cruciale, che interseca ancor più strettamente le dinamiche di comando militare con quelle di palazzo, in un momento in cui la condotta della guerra richiede decisioni tempestive e una ferrea coordinazione. Una scelta, quella di Zelensky, che chiude un capitolo imbarazzante legato alla corruzione e affida le redini operative a una figura che della guerra ha fatto la sua ragion d'essere, mentre sulle città ucraine continuano a cadere le bombe.




